Saluzzo:

Via del seminario

Nei pressi della porta e del molino di Vacca è documentata una “Ruata de Romanis” lungo una curtis familiare (=isolato) con lo stesso nome (catasti del 1528); la ruata sbuca nella via del Molino (ora via Vacca) dietro le mura trecentesche, accanto alle macine già marchionali, attive fin dal 1191 e citate nel Consegnamento del 1549. Tuttavia, con l’arrivo a Saluzzo nel 1628 dei Padri Agostiniani Scalzi e la costruzione del loro convento, si afferma l’appellativo “contrada di San Nicola” esteso a tutte le vie, viuzze e piazzette del quartiere, compresi la preesistente ruata e il molino, anch’esso definito “di san Nicola”. Ai primi del 1800, a interrompere la consuetudine intervengono la soppressione dei conventi decretata dal sottoprefetto napoleonico Bressy (1802) e  il passaggio dello storico edificio alla Città, finché il vescovo Teresio della Marmora non lo riottiene nel 1817 come sede del Seminario dei chierici, per cui la via viene ribattezzata “contrada del Seminario vescovile” nell’uso comune documentato dal Tipo planimetrico del 1839 e formalizzato dal Consiglio comunale il 4 giugno 1850 in “via del Seminario”. Nel palazzo, più di trenta chierici “attendono allo studio della filosofia, della teologia e scienze sacre” con tre professori e un rettore, officiando la chiesa di san Nicola (Carlo Borda, Guida,1874).
In realtà, all’epoca l’Istituto ha l’ingresso in via san Nicola n.18, ma tutto l’isolato è conosciuto come “casa del Seminario”; tale è l’indirizzo ad esempio del Pastificio o  “fabbrica da paste e vermicelli” con due torchi e vari stendaggi, mossa da una ruota idraulica e impiantata da Giuseppe Martina, sfruttando la vicinanza strategica del molino (1874). Accanto, il falegname Giuseppe Bertorello inizia un’attività di affittacamere, che si evolve in pochi anni  nelle camere e nei quartieri mobiliati gestiti dai suoi Eredi; poco oltre, si affacciano le aule di 1^ e 2^ femminile della Scuola elementare municipale, con oltre 100 scolarette e due maestre.

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