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Domenica 26 luglio 2020

Amare Dio non vuol dire essere perfetti, bravi ragazzi senza macchia, persone che vivono impeccabilmente la legge divina. L’amore è su un altro piano; è fatto di desiderio e di dono, di ricerca e di smarrimento, di misericordia data e ricevuta, di fiducia in ogni occasione e di volontà che l’altro sia amato. Verso di lui si orienta tutto ciò che nella nostra fantasia può fargli piacere, senza troppo tener conto di sé. E Dio, padrone della storia, di quella storia che spesso ci disorienta e ferisce, che consideriamo come la dea bendata della fortuna, coglie ogni attimo e ogni evento per condurci verso il bene, il nostro bene, non un bene astratto che ci paralizza. Per questo il regno dei cieli, Dio stesso e il nostro incontro con lui, l’abbraccio e il riposo in lui, è come un tesoro nascosto; per trovarlo bisogna essere condotti e per acquistarlo bisogna preferirlo a tutte le altre ricchezze. 
Questa è un’altra proprietà dell’amore: preferire. Il nostro istinto ci spinge ad accumulare non a scegliere o a preferire e capiamo che per amare sul serio occorre essere dei poveri, che non vogliono accumulare nulla, ma si lasciano condurre verso il bene. L’abile mercante sa scegliere e vende tutto per avere la perla che gli dà la vera gioia: rischia. E con questo siamo la gioia del Padre. La docilità del cuore ci permette di essere condotti con mano sapiente. 
Non occorre opporre i beni della terra e quelli della vita eterna; alla luce di Dio tutto collabora verso un unico scopo e la saggezza ci fa discernere: “I pescatori tirano la rete a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi”. Ancora una volta il Signore ci sprona a scegliere: non tutto va bene, non tutto ciò che è di moda, apprezzato dai più, presentato come utile, è cosa buona. Certe cose conducono al fuoco e ciò che è vano diventa fumo. Ciò che non è dalle mani del Signore è fumo
La Parola di oggi ci è data per aprire il nostro cuore ad una grande speranza, alla serenità con cui si può cercare il Signore, al coraggio che occorre per sceglierlo e amarlo. E’ brutto e triste stare nella tiepidezza. Non si gode nulla. Il fervore non è qualcosa di eroico, ma ci permette di fare delle scelte che ci fanno camminare pieni di gioia come il contadino e il suo tesoro, il mercante e la sua perla.

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