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Giovedì 24 settembre 2020

Nella sede del Fondaco di Bra, è in corso la mostra Metamorfosi dell’abbandono degli artisti Ivan Manzone e Livio Ninni, a cura di Francesca Interlenghi.
L’esposizione analizza il tema dei luoghi abbandonati, marginali, destinati al declino e all’oblio, gli scarti del progresso che trovano nell’arte la loro metamorfosi vitale. Ma anche le architetture selvatiche e brutali, paesaggi oscuri e anfratti notturni che diventano ricettacoli di vita. I due artisti si immergono negli spazi, li cristallizzano da angolazioni diverse e li restituiscono ognuno attraverso la propria poetica.
«Pur senza trascurare le singole specificità e le differenti cifre stilistiche –scrive la curatrice - si è voluto far convivere nello stesso ambito questi lavori secondo un criterio che mettesse in dialogo, in relazione di mutua reciprocità, visioni differenti. Provando a individuare una grammatica comune che componesse una sintassi dell’abbandono, originale o quanto meno tesa a superare i tradizionali rimandi di desuetudine, trascuratezza, miseria o rovina».
La ricerca di Livio Ninni insiste sulla trasformazione del paesaggio urbano nel tempo, strettamente collegata ai cambiamenti della società, della natura e degli agenti che lo circondano.
Nello spazio a lui dedicato spicca un’ istallazione site specific, accanto ad una serie di lavori di diversi formati; a partire dalle polaroid, si passa ad una serie di fotografie trasferite su supporti di ferro, legno e cemento, arricchite di interventi grafici. Il leitmotiv è il tema della resilienza della natura, baluardo che si oppone all’intervento dell’uomo sull’ambiente, con lo scopo di adattarlo ai propri interessi.
Fotografo “puro”, Ivan Manzone colloca la figura umana all’interno di strutture fatiscenti e decadenti. I diciassette scatti raccontano il pervicace ancoramento alla vita che trasuda dalla vibrante tensione dei muscoli, dall’immobilismo silenzioso, eppure roboante, del corpo presente immerso nell’assente: al contempo trionfante e sacrificato, statua e spoglia.
Il tema dell’abbandono viene indagato facendo leva sul rapporto tra oggetti inanimati e animati, in una costante dialettica che vivifica la convivenza tra residui solidi dell’esistenza e esistenza stessa.
Fino al 17 ottobre 2020, info: 339 7889565 – 339 8010814.
 

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