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Alla nostra porta

C’è un disastro umanitario a poca distanza da casa nostra, anzi dietro l’angolo: è il dramma che stanno vivendo migliaia di profughi ammassati nel “campo” di Lipa in Bosnia. 
Uomini, donne e bambini che arrivano da Paesi disastrati da guerre e carestie e che, dopo migliaia di chilometri percorsi in situazioni pazzesche, arrivano finalmente in Europa dove, anziché la sperata libertà, trovano soprusi e torture.
Alla frontiera con la Croazia, infatti, miliziani in divisa (poliziotti? militari? mercenari?) respingono indietro i disperati verso un campo che non c’è più (le tende sono state incendiate) con metodi brutali come ha ben documentato Nello Scavo sulle pagine di “Avvenire”.
Eppure sono Paesi che ricevono finanziamenti dall’Europa proprio per accogliere i rifugiati: a Bihac, in Bosnia, è allestito un campo con i vari servizi pronto ad accogliere i profughi ma la popolazione locale non li vuole e così, facendosi scudo di queste proteste, il governo non permette l’ingresso in questo campo.
Le organizzazioni umanitarie, Caritas e Croce Rossa in testa, si sono mobilitate e lo ha fatto anche il nostro Ministero degli Esteri, ma non basta: occorre trovare, e presto, una soluzione.
E’ un film visto troppe volte, soprattutto nel mare Mediterraneo divenuto oramai un cimitero: c’è un’incredibile vertice di violazioni umanitarie che deve scuotere i governi, l’Europa e anche noi.
Ha scritto Marco Tarquinio, direttore di “Avvenire”: «La strada faticosa e persino atroce dei profughi, continua a coincidere con la disfatta civile e umanitaria dell’Europa».
Alberto Gedda

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