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Lezioni di volo e di atterraggio

Roberto Vecchioni, uno dei cantautori più celebri, insegna ai suoi studenti che ciascuno di noi può collocarsi in un punto diverso del piano cartesiano, in base al tipo di persona che siamo: razionalisti, sconsiderati, rivoluzionari, visionari. 
È sufficiente questo spunto e i ragazzi prendono il volo, cominciano a porsi domande, a cercare risposte chissà dove, a fantasticare e a contraddirsi a vicenda. 
Sì, perché non servono chissà quali libri e paroloni difficili per comprendere pensieri lineari, e questo il professor Vecchioni lo ha capito fin dall’inizio della sua carriera, sia come insegnante di italiano, greco e latino al liceo, sia come cantautore. 
La passione, l’originalità, la cultura del grande artista si riflettono nelle sue “giornate di follia”, nelle quali si usciva da scuola e si stava nei parchi a chiacchierare in modo semplice di argomenti complessi come la morte di Socrate, il viaggio di Ulisse, i carmina di Catullo, le parole di Alda Merini, le canzoni di Fabrizio De Andrè. 
Dietro ai capolavori senza tempo di “Luci a San Siro”, “Chiamami ancora amore” e “Sogna, ragazzo, sogna”, c’è un amore infinito per le parole, i significati, le interpretazioni e i sentimenti che da esse nascono: ne sono prova l’album “L’infinito”, poesia pura, e “Lezioni di volo e di atterraggio”, l’ultimo suo libro. 
In ogni melodia, espressione, canzone di Roberto Vecchioni c’è qualcosa che, con una forza inspiegabile, entra nella testa e nel cuore e lì rimane, a mostrare quanta bellezza esista: in fondo, “io conosco poeti che spostano fiumi con il pensiero”.

“Lezioni di volo e di atterraggio” di Roberto Vecchioni, Einaudi, 17 euro.

 

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