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Viva la radio

Nel 1980 venne pubblicata, dal gruppo The Buggles, la canzone Video Kill The Radio Star che profetizzava la chiusura delle radio che sarebbero state “uccise” dall’avanzare del video, della televisione e delle primissime piattaforme. 
Sbagliato: la radio è davvero viva come dimostrano gli oltre 34 milioni di ascoltatori che ogni giorno si registrano in Italia sintonizzati sulle varie emittenti ed è stata festeggiata sabato 13 febbraio in tutto il mondo per la giornata che le è stata dedicata nel 2011 dall’Unesco in ricordo della prima trasmissione del notiziario radio dell’Onu, 85 anni fa.
La radio è una grandissima compagnia che ha saputo rinnovarsi continuamente: dall’invenzione di Guglielmo Marconi a quel 6 ottobre del 1924 quando esordì la radio dell’Eiar che diventerà la Rai, al tempo del web.
La voce della radio si è moltiplicata in Italia dal 1976 quando, il 28 luglio, la Corte Costituzionale metteva praticamente fine al monopolio della Rai.
In casa mia si è sempre ascoltata la radio: dapprima rigorosamente i canali Rai, quindi Radiomontecarlo con la sua freschezza. Di sera mi piaceva sentire le canzoni su Radio Luxembourg che era all’avanguardia in Europa.
Sul nostro territorio hanno operato varie radio: da Radio Nuova Informazione a Radio Saluzzo, Radio Fortino, Radio Sampeyre, Radio Onde Azzure… alcune sono ancora attive come ad esempio a Villafalletto. 
Al centro c’è sempre il fascino di quelle parole che arrivano da chissà dove e sembra siano solo per te. Perché la radio è davvero esclusiva.
Alberto Gedda

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