Acchiappamostre di Anna Cavallera

Il racconto della Pasqua

L’arrivo della primavera, con i rami ricchi di fragilissimi boccioli in fiore che tremano in controluce stagliandosi nel cielo azzurro, aiuta a lenire, almeno in parte, quella sottile nostalgia di bellezza che solitamente si nutriva e trovava consolazione tra le sale dei musei.
Mentre il Cristo risorge, nessuna risurrezione è in programma per il mondo dell’arte, o meglio per tutti quei “poveri cristi” dei curatori, direttori di musei e galleristi che non sanno più cosa inventarsi pur di non abbassare definitivamente la serranda ed arrendersi alle chiusure indiscriminate, dovute alla pandemia. 
Non si può abbandonare un pubblico fidelizzato, anche se ormai stanco di seccarsi gli occhi davanti ad uno schermo.
Così, nello sterminato panorama di un’arte che ha perso i suoi spazi deputati, c’è chi porta gli artisti tra gli scaffali di un supermercato, come han fatto i galleristi Travierso e Solito a Napoli con il progetto ”Aggiungi al carrello”. L’alternativa è tutta virtuale. I famigerati incontri online sono il nuovo spauracchio dell’era Covid e le paginette social la nuova agorà in cui si inneggia a gran voce alla cultura, indistruttibile cavallo di troia al servizio del mercato.
O del turismo, in base al contesto ed agli interlocutori coinvolti, ma l’obbiettivo ultimo resta il medesimo: far reggere e ripartire l’economia. Cui prodest? 
Gli artisti, che con il loro lavoro, capacità e pensiero, arricchiscono la realtà, sono indifferenti a questa strenua resistenza di impronta spiccatamente capitalista che impone un dover “fare” incondizionato, pur di non interrompere la produzione.
Almeno quegli artifex che lavorano ancora sfruttando le proprie mani e, allergici alle vetrine, ricoprono un ruolo e un valore sociale, economico, spirituale.
Ma il sistema delle inaugurazioni e delle visualizzazioni non fa distinzioni né può fermarsi: show must go on e così, con la scusa di “aiutare” una categoria che andrebbe forse solo rispettata, spesso ci si ritrova costretti ad assistere a stucchevoli dirette dove abili prestigiatori travestiti da curatori tirano per la giacchetta i poveri malcapitati, paralizzati sotto le telecamere di un circo al quale non sapevano di appartenere. 
Un volo d’uccello in picchiata sulle opere che emergono in lontananza e tante “narrazioni” e autocelebrazioni stereotipate, tristi come le mascherine che indossano, tristi come quel «andrà tutto bene» al quale non crede più nessuno.
Come le promesse di un amante fedifrago che, sorridente, ripete alla cornetta «appena sarà possibile, ci riabbracceremo in sicurezza». 
Ma chi va per mostre, salvo qualche caso patologico, non sogna di abbracciare dipinti o installazioni- al massimo toccherebbe volentieri qualche scultura- ma desidera potersi godere l’arte in solitudine e beato silenzio, farne esperienza personale e non mediata da giocolieri parlottanti e registi improvvisati.
Ben vengano dunque le chiusure a doppio mandato in attesa di una riapertura in presenza, piuttosto che una costante tempesta mediatica che inonda l’ambiente di emissioni ed emozioni posticce.
Perché il teatro degli orrori virtuali continua a generare mostri. Come “Everydays:the first 5000 Days”, un collage digitale di migliaia di immagini legate a un NFT create da Mike “Beeple”Winkelmann e battuta dalla casa d’aste Christie’s per poco meno di 70 milioni di dollari.
E se i server che la ospitano finissero offline? C’è anche chi ha aderito al progetto Google Arts&culture, come la GAM di Torino, che organizza visite online guidate - a pagamento! - alle sue collezioni del Novecento, almeno finchè si resterà in zona rossa e arancione. E c’è ancora, e per fortuna, chi ha l’onestà intellettuale di offrire, anche se online (www.uffizi.it) e gratuitamente, qualche contenuto difficilmente fruibile, come han fatto le Gallerie degli Uffizi. 
«Il racconto della Pasqua» è infatti un interessante percorso che si compone di 42 opere dei grandi Maestri, dal Perugino, passando per Tiziano a Rubens, correlate dai riferimenti e dalla descrizione dell’opera, dove si narra la Passione, la Morte e la Resurrezione di Gesù attraverso le opere della prestigiosa collezione fiorentina.
 

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