Saluzzo: Intervista ad Attilia Gullino, medico ospedaliero ed assessore alla cultura

«Sì all'obbligo vaccinale per chi lavora nella sanità»

«Sulla vaccinazione del personale sanitario la mia posizione è molto netta: sono favorevole all’obbligo vaccinale. – dice la dott. Attilia Gullino, 49 anni, dal 2008 medico della Città della salute di Torino e dal 2014 assessore a Saluzzo nella giunta Calderoni - Penso che gli operatori sanitari e i medici che non vogliono vaccinarsi non abbiamo capito il senso della loro professione e sia meglio che vadano a fare altro. Posso capire i dubbi di chi non ha a che fare con la sanità, ma non gli operatori sanitari».
Dal marzo 2020, dopo un periodo di aspettativa per dedicarsi all’impegno amministrativo a Saluzzo, Attilia Gullino è tornata a indossare il camice (più tutti i dispositivi anti Covid) e a svolgere a tempo pieno il suo lavoro di medico con turni che in questo terzo periodo di picco definisce “complicati”. 
Dott. Gullino, recentemente parlando del Covid lei ha detto che i medici cercano di assecondare la guarigione dei pazienti: significa che i medici sono impotenti di fronte alla malattia?
«Purtroppo è così: è una malattia che prima non esisteva e la sensazione è che la cura ancora non ci sia, almeno per la forma più grave di polmonite con i pazienti che finiscono in ospedale. – spiega la dott. Gullino - Si utilizzano farmaci (cortisone, eparina, antibiotici) che vengono usati per altre malattie per prevenire le complicanze ma non ci sono evidenze scientifiche che siano efficaci. Sono tentativi, la mia impressione è che la malattia evolva come deve».
Perché aveva scelto di diventare medico?
«Ho scelto medicina un po’ per spirito altruistico, sicuramente perché mi affascinavano gli argomenti scientifici e l’idea di conoscere il corpo umano, per quella percezione, comune ai medici, di poter controllare le cose che lo riguardano. Percezione che il Covid ha completamente ribaltato: ci ha fatto capire che siamo niente, ci ha messi di fronte ai nostri limiti e al fatto che ci sono eventi incontrollabili. Tutto questo ci costringe a riconsiderare ogni cosa in un’altra prospettiva».
Lei è stata nominata assessora alla cultura a metà 2019, 8 mesi dopo è arrivato il Covid che ha ridimensionato (se non azzerato) molte attività culturali. Si sente un assessore dimezzato?
«No, assolutamente. E’ vero che l’assessore alla cultura solitamente è una presenza fisica molto richiesta e invece con l’avvento del Covid le iniziative sono state ridotte, penso alla stagione teatrale ad esempio, che come tutti gli spettacoli ed eventi è stata cancellata. Ma si continua a lavorare in direzione programmatica, con la candidatura di Saluzzo a capitale italiana della cultura 2024, ad esempio: gli incontri che si sarebbero svolti in presenza si fanno on line ».
Qualcuno ha osservato che si parla di turismo ed economia, più che di cultura...
«Occorre capire che cos’è oggi la cultura; non più soltanto la cultura del liceo classico, che anch’io ho frequentato e non rinnego, ma fa parte della tradizione, del passato. Bisogna guardare avanti, alla cultura che ancora non conosciamo ed usare strumenti nuovi, più adatti al presente che si evolve rapidamente. Non neghiamo che tutto questo avrà anche una ricaduta turistica, “pecunia non olet”: se a Saluzzo come capitale della cultura arriva un milione di euro siamo tutti contenti».

L’intervista completa sul Corriere di Saluzzo di giovedì 1 aprile 2021

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