Saluzzo: Giovani: è stato un anno di forte attesa

Tutti unici e irripetibili, non fotocopie

«Se c’è una cosa che la pandemia ha insegnato alla Chiesa, soprattutto nel suo rapporto con le nuove generazioni, è che se si vuole tornare a camminare accanto ai giovani bisogna dare alla propria proposta “la forma della vita umana”»: così il Servizio nazionale per la pastorale giovanile racconta il suo documento di riflessione intitolato “Una strada nel deserto. Chiesa, giovani e fede nella prova della pandemia” (il testo integrale si trova nel sito www.chiesacattolica.it/giovani).
Camminare accanto ai ragazzi non è stato affatto semplice nell’Anno pastorale dei Giovani 2019/2020, profondamente segnato dalle conseguenze del Covid e con un 2021 segnato dal perdurare del contagio che ha impedito di riprendere, anche riadattandole, molte delle iniziative pensate dalla Diocesi. Tuttavia la volontà di incontrare i giovani non è venuta meno e, pur in modo virtuale, sono state realizzate online diverse proposte (dalla “Messa per i giovani in cielo” alla Via Crucis), per continuare a coltivare un rapporto con loro, nonostante la distanza.
«È stato l’anno dell’attesa e anche della dispersione per tutte le parrocchie - spiega don Giovanni Banchio, responsabile della Pastorale Giovanile - dell’alternanza di pochi incontri in presenza e dello sforzo di mantenere i contatti con gli adolescenti e i giovani sulle piattaforme online. Ma mesi di scuola in DAD e una overdose di collegamenti virtuali hanno pesato. Si apre ora un’estate di reali e interessanti possibilità. Molti Oratori hanno già iniziato le loro attività: il calendario estivo è pieno. Adolescenti e giovani sono ritornati per il loro servizio di animazione dei centri estivi e dei campi. C’è desiderio di incontro, relazioni, c’è voglia di riprendere.
Questo periodo faticoso e sorprendente nella sua stranezza, è vero ci ha impedito di “fare cose” pastorali, ma ci chiede occhi, cuore e intelligenza nuovi per non cadere nella tentazione di recriminare e lamentarci solamente per l’impossibilità di realizzare ciò che eravamo abituati o capaci di fare. È forse questo il tempo di leggere con calma e sapienza la realtà, chiedere allo Spirito la forza di sognare con speranza il futuro e progettare una nuova partenza dopo la pandemia».
Per questo motivo la Pastorale Giovanile diocesana ha deciso di aderire ad un nuovo progetto elaborato dall’Ufficio catechistico nazionale, dall’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia e dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile. Il titolo “Seme divento” evoca proprio la stagione dell’adolescenza e della gioventù, in cui si gettano le basi per la vita adulta. Una crescita in divenire che, allo stesso tempo, con un piccolo gioco di parole (quel “di vento”) richiama lo Spirito che rinnova la vita.
La proposta (che sarà veicolata attraverso il sito www.semidivento.it) è legata ad una ripartenza segnata dall’ascolto delle voci di chi affianca i giovani nella loro crescita individuale e spirituale. Una chiamata per educatori, insegnanti, genitori in modo da incontrare gli adolescenti là dove vivono.
«Ascolto, annuncio e accompagnamento: queste sono le tre parole che come Pastorale giovanile diocesana - spiega don Banchio - crediamo possano guidare il servizio pastorale delle nostre comunità per e con i giovani. Le stesse parole emerse come priorità fin dal Sinodo dei Giovani e rilanciate dalla ricerca sociologica effettuata dalla nostra Diocesi tra gli adolescenti e i giovani del Saluzzese un anno e mezzo fa».
Farsi accompagnare dal Vangelo nel cammino verso l’età adulta è anche l’augurio che il Vescovo ha fatto ai giovani nel suo ultimo video “Una Chiesa in cammino”. L’invito è a riprendere il Vangelo tra le proprie mani, riportarlo nella propria vita per ritrovare la felicità.
Il modello di questo, come spiega mons. Bodo è Carlo Acutis, beato: «In questo tempo così confuso e a volte triste, l’unica speranza è tornare a Dio attraverso il Vangelo. Vivere alla luce del Vangelo è un viaggio che costruiamo ogni giorno con Dio. La meta è quella che è stata presente nella vita del beato Carlo Acutis, un ragazzo che ha saputo trovare la felicità e la gioia in Gesù, una felicità che lo ha fatto innamorare totalmente della vita aiutando chi era nel bisogno. Lungo il suo viaggio ha voluto essere sostenuto dall’Eucarestia che per lui era “l’autostrada verso Dio”. Diceva ai giovani che per Dio siamo tutti unici e irripetibili. L’importante lungo il viaggio nel Vangelo è non divenire una fotocopia di altri. Perché se siamo unici e irripetibili, siamo un capolavoro e nessuno potrà prendere il nostro posto. Ai giovani dico di imitare come modello questo ragazzo. Sarà per tutti una scoperta e un aiuto».

 

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