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Come ogni estate

Come ogni estate, oramai da più di dieci anni, le strade e i paesi del Saluzzese sono attraversati da decine di persone africane in cerca di lavoro nei frutteti pedalando su vecchie biciclette anche per molti chilometri.
Sono gli ultimi, nel senso che la gran parte di braccianti ha un lavoro con contratto per la raccolta della frutta e una sistemazione abitativa: chi in cascina, chi in alloggi affittati in gruppo per la stagione. 
Restano, senza lavoro e casa, gli altri, gli ultimi appunto, che cercano un impiego di qualche giorno, magari di qualche settimana, in aziende che hanno un surplus di lavoro o che sono scoperte di manodopera per un periodo.
Stringe il cuore vederli dormire per terra, sui cartoni, sulle panchine ma la risposta, vera, è una sola: occorre una legge che organizzi veramente il lavoro bracciantile e i flussi di queste persone che, a centinaia, si muovono tra le regioni in cerca di occupazione dando loro dovuta dignità e identità.
Le amministrazioni comunali che si sono messe in rete si sono assunte responsabilità non loro, ma lo hanno fatto davanti al vuoto legislativo realizzando centri attrezzati di accoglienza temporanea: non tutti i comuni frutticoli, va sottolineato, hanno fatto fronte, molti hanno preferito la politica dello struzzo nascondendosi dietro dichiarazioni risibili.
La Caritas da anni fa un grande lavoro impegnandosi nel quotidiano, così come sono impegnate altre istituzioni, l’attenzione delle forze dell’ordine, Prefettura e Questura.
Ma il problema comunque resta aperto: una ferita per la comunità che si rinnova ogni estate. Aggravata ora dalla pandemia di Covid e dalla scarsità di frutti da raccogliere per il maltempo. 
Continua quindi a rimanere sospesa la domanda di fondo: la politica dov’è?  
alberto gedda

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