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3 settembre 1982

L’assassinio dalla Chiesa, dopo l’assassinio di Aldo Moro, è certamente il delitto più grave della storia della Repubblica. Le carte di una sentenza sono di solito raggelanti. Le carte sulla vita del generale Carlo Alberto dalla Chiesa rappresentano invece la certificazione drammatica e autorevole di verità finora negate, nascoste, manipolate»: lo scrivono i giudici nella sentenza-ordinanza del maxiprocesso alla mafia del 1985 a riprova di come dalla Chiesa venne ucciso per ordine di poteri nascosti. 
L’agguato di quella sera a Palermo, erano le 21.15, ha segnato indelebilmente la storia del nostro Paese: il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, prefetto di Palermo, sua moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo vennero falciati da raffiche di Kalashnikov Ak-47 da killer comandati dalla mafia su mandato però di pezzi dello Stato. Ed è questa la pagina più dolorosa e rabbiosa.
In questo numero ospitiamo un’intervista con il prof. Nando dalla Chiesa, secondo genito del generale, che ripercorre quel giorno e le responsabilità che portarono all’agguato mortale.
Se tutte le persone oneste vennero raggelate da quel vile attentato, noi saluzzesi lo siamo stati di più perché abbiamo sempre sentito il generale come nostro concittadino, aldilà della sua nascita in città nel 1920, in un sentimento di affetto e rispetto che perdura.
Nando dalla Chiesa ci ha parlato del suo rapporto con le scuole saluzzesi che spesso lo interpellano in un dialogo continuo che lo coinvolge, segno di speranza per il futuro con i giovani protagonisti di una nuova stagione di legalità e onestà che possa, finalmente, vederci tutti protagonisti.
Alberto Gedda

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