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Tragedia dei profughi

È in corso una nuova, terribile, tragedia alle porte della nostra Europa senza che i governanti trovino una soluzione. è il dramma dei profughi curdi e iracheni che scappano da guerre e persecuzione e sono ostaggi al confine tra Bielorussia e Polonia in un cuneo che tocca anche la Lituana. Migliaia di donne, bambini, uomini, anziani sono sottoposti a brutalità da poliziotti, militari, picchiatori in una sporca guerra all’Europa, in un ricatto mosso dai dittatori bielorusso e russo sulla pelle dei deboli contro le democrazie europee. Che reagiscono in modo debole, incerto, senza una voce forte e comune che prenda una posizione chiara e dura. Perlomeno sinora.
Per fortuna in quel lembo di terra dove i diritti sono cancellati, si adoperano le singole persone, le famiglie, che nelle loro case hanno acceso lanterne verdi per segnalare ai profughi che lì possono trovare conforto, cibo, riparo. Come sempre a muoversi sono le persone di buona volontà mentre i potenti giocano con bieco cinismo sullo scacchiere internazionale.
«A oltre trent’anni dalla caduta del muro di Berlino il 60% della popolazione mondiale (circa 4,7 miliardi di persone) vive in Paesi che hanno eretto argini contro i flussi delle persone», scrive Nello Scavo inviato di “Avvenire” dal confine maledetto. Eppure sarà sempre più emigrazione per gli effetti delle guerre, del cambiamento del clima che affama e uccide, per la voglia di vivere.
Le barriere sono illusorie e alimentano la rabbia degli esclusi. Dobbiamo smetterla con gli egoismi per essere finalmente uomini.
Alberto Gedda

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