Fermo immagine di Alberto Abbà

Dentro e fuori

Oggi c’è parecchia gente. Penso non meno di ieri e neppure di domani.
Questa zona dell’ospedale è adibita alle visite specialistiche. I passaggi sono sempre quelli, lo smistamento iniziale dopo l’attesa che il tuo numero compaia sul pannello elettronico, il controllo dei documenti e della prenotazione. La ricerca del reparto fra i vari piani. 
Nell’ampia sala circolare è un gran vociare indistinto, che si attenua lungo il corridoio dipinto di un giallo pallido. Se non sapessi che è vietato fumare attribuirei quel colore al fumo di sigarette consumate. Il calore spiacevole di un’aria pesante in tutte le stagioni.
Vecchie porte che si affacciano, con a fianco etichette personalizzate dei dottori e della loro specializzazione, che sembrano citofoni di piccoli alloggi affiancati. 
Le sedie sono tutte occupate. Qualcuno è in piedi a leggere bacheche sui cui ci sono offerte di assistenze, di cibo da asporto e vecchie pubblicità sbiadite. Ognuno aspetta il proprio turno, chi senza parlare chi chiacchierando piano con il vicino, parente, amico o semplicemente qualcuno con cui ingannare l’attesa. Una coppia di anziani si tiene per mano. Una signora si alza per andare ai servizi, lasciando il giubbotto a tenere il posto. Un ragazzo stringe troppo forte una busta sigillata con esiti da mostrare solo a occhi esperti. Dopo un tempo ogni porta si apre nell’appello di un cognome. La persona chiamata si alza, qualcuno risponde a voce o alzando una mano. Il “buongiorno dottore” arriva sfumato mentre le porte si richiudono alle spalle. Ogni giorno fuori e dentro quelle stanze si consumano attese, paure, conferme, speranze. Alla ricerca umana di sentire pronunciare parole buone e soluzioni facili. 
Fuori e dentro quegli ospedali, dentro e fuori quelle persone in attesa, si consumano vite di cui nulla sappiamo.
 albiabba@libero.it