Parole da conservare di Cetta Berardo

Aprile

Paiono attuali i versi con cui Eliot apre La Terra desolata, dedicati al mese di aprile:
Aprile è il più crudele di tutti i mesi. Genera/ lillà dalla terra morta, mescola/ memoria e desiderio, desta/ radici sopite con pioggia di primavera. E, dopo poco, prosegue: Quali radici si afferrano, quali rami crescono/ su queste rovine di pietra? Figlio dell’uomo/ tu non lo puoi dire, né immaginare/ perché conosci soltanto/ un cumulo di frante immagini, là dove batte il sole./
E l’albero morto non dà riparo/ e il canto del grillo non dà ristoro/ e l’arida pietra non dà suono d’acqua. 
Aprile mese crudele, a dispetto di quello che pensiamo e sentiamo: per noi è la rinascita, è l’affacciarsi dei colori della natura, è l’energia che ci fa forti, insomma il tempo della rigenerazione. Eliot invece aveva di fronte le rovine della I guerra mondiale, la morte aleggiava ancora, lo spettro della fame pure. Aprile, generando, “mescola memoria e desiderio”: il rianimarsi della bella stagione e della natura, nel mondo raso al suolo dalla prima guerra mondiale, diventa per l’uomo una ferita dolorosa, che non fa che ricordargli la sua sterilità e spingerlo a desiderare una vita che non solo non è stato in grado di salvare e preservare, ma che non è nemmeno più in grado di far nascere.
Ecco, il nostro aprile quest’anno è costellato non di fiori ma di morti e di croci. La guerra che si svolge in Ucraina non ci farà trascorrere una Pasqua serena. Dalle macerie rinascerà la vita? Certamente sì, ma i segni dell’odio rimarranno indelebili, ferite interiori difficilmente risanabili. Anche per Sandro Penna aprile risveglia tristezze esistenziali e allontana la serenità:
Sotto il cielo di aprile la mia pace/ è incerta.../ Ragazzi corrono sull’erba, e pare/ che li disperda il vento. Ma disperso/ è solo il mio cuore…