In salute di Cristina Bosco

Dottore, se avessi il ferro basso?

Il ferro è un elemento essenziale per il nostro organismo ed è il più difficile da reperire con la sola alimentazione; nonostante sia presente largamente negli alimenti, rimane difficile assorbirlo. 
Nel nostro organismo il ferro si trova per la maggior parte legato alle proteine, in particolare all’emoglobina e alla mioglobina (75% del totale), con un ruolo fondamentale per il trasporto di ossigeno e il suo immagazzinamento nel tessuto muscolare. 
Il restante 25% si trova nel fegato, nella milza e nel midollo osseo legato alla proteina ferritina, con funzione di deposito. 
La carenza di ferro causa l’anemia sideropenica, una condizione che può compromette il trasporto di ossigeno attraverso il sangue. 
Inizialmente i sintomi sono lievi, ma se la carenza continua, i sintomi si intensificano tra cui debolezza, pallore, emicrania, capogiri, mani e piedi freddi, unghie fragili, perdita di capelli, inappetenza e accelerazione del battito cardiaco. 
La carenza di ferro è più frequente nelle donne a causa delle perdite dovute al ciclo mestruale. 
Gli alimenti contenenti calcio (latte e latticini) e tannini (caffè, tè) riducono l’assorbimento del ferro, come i fitati contenuti in legumi, frutta secca e alimenti integrali. 
Al contrario, la vitamina C contenuta negli agrumi, favorisce l’assorbimento del ferro.
Quindi le verdure hanno un alto contenuto di ferro, ma poco assorbibile (falso mito degli spinaci); mentre risulta molto più disponibile il ferro contenuto nelle frattaglie degli animali come fegato, reni, polmone e cuore. 
Tra i prodotti che ci fornisce il mare i più ricchi di ferro sono i molluschi, lo scorfano, la trota, il baccalà e lo sgombro. 
Spesso, nelle condizioni di carenza di ferro, può essere necessario utilizzare farmaci o integratori specifici per supplementare l’introito con la dieta, sempre su indicazione del medico.