Parole da conservare di Cetta Berardo

Ametista

È ricomparso quest’anno nelle sfilate di moda il colore lilla, che dà un tocco di delicatezza e di raffinatezza a chi lo indossa, subito le vetrine locali si sono attrezzate e il lilla in tutte le sue nuances attira gli sguardi. 
Per la sua etimologia, sono nate tante leggende, dal greco amethystòs, con un’alfa privativa che precede il verbo, significa “non ubriaco”. 
Piuttosto azzardato legare l’ametista a Bacco, ma tant’è, la vulgata popolare è riuscita nell’impresa. 
Presso gli antichi si credeva che la pietra fosse un portentoso rimedio contro le sbronze. Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia, pur considerandola dotata di tante proprietà, come il potenziare la memoria, far fare dei bei sogni, bolla come fake news questa diceria: «La millanteria dei Magi assicura che resistono all’ubriachezza e che da questo prendono il nome, inoltre che, se vi si incide il nome della luna e del sole e così le si appende al collo con dei peli di cinocefalo (scimmia) e piume di rondine, resistono agli avvelenamenti, assistono quelli che si accostano ai re, tengono lontane la grandine e le locuste». 
Adduce però una giustificazione a favore delle pietre: «Alcuni adducono come ragione del nome il fatto che il loro bagliore, pur avvicinandosi al colore del vino, prima di assorbirlo sfuma nel viola, altri per il fatto che in quella porpora c’è qualcosa che non è totalmente rosso-fuoco, ma che sfuma nel colore del vino». 
In effetti pare che questa credenza al tempo degli antichi greci e romani fosse così diffusa per l’abitudine di bere vino in calici intagliati nei geodi di ametista per annullare gli effetti dell’alcol contenuto nella bevanda.
La scia poetica dell’ametista è contenuta, oggi, nei versi di D’Annunzio: La sera portava la sua più bella collana d’ametiste. Una metafora che fa sognare.