Parole da conservare di Cetta Berardo

Nome e cognome

Come mi firmo? La primogenitura va al nome o al cognome? Il dubbio mi assale, quando vedo che la regola ormai consolidata nome +cognome viene spesso vilipesa, anche nei siti ufficiali o nei festival di cultura che trionfano in provincia.
L’Accademia della Crusca mi viene in aiuto. 
Sacrosanto ribadire che il nome indica ciò che siamo, la nostra identità, il cognome la nostra appartenenza: «La sequenza nome + cognome svincola l’individuo da qualsiasi concetto di raggruppamento, considerandolo nella sua inconfondibile personalità. La sequenza cognome + nome, essendo propria di elenchi o schedari e di scritture burocratiche, vede l’individuo non a se stante, ma indrappellato con altri suoi simili». Il linguista Aldo Gabrielli nel suo celebre Si dice o non si dice? riporta che un arcigno Giosuè Carducci, professore universitario a Bologna, si fosse rifiutato di firmare il libretto di frequenza di uno studente che gli si era presentato come ‘Rossi Arturo’: «Le farò la firma quando avrà imparato a dire correttamente il suo nome!».
L’uso corretto della firma è suffragato tra l’altro da precise disposizioni legali come l’Ordinamento di stato civile (Decreto Presidente della Repubblica 396/2000), secondo cui in ogni registrazione, in ogni atto, il nome è dichiarato e più genericamente contemplato prima del cognome. Alfonso Leone, linguista siciliano amico di Migliorini, nel 1976, vagliando le possibili motivazioni dell’abitudine di firmarsi anteponendo il cognome, faceva risalire l’uso alla scuola, dove il nome viene a volte lasciato in ombra, a favore dell’uso generalizzato del cognome, tanto che alla fine «persino tra loro, i ragazzi finiscono con il chiamarsi per cognome». Troppo severo con gli  insegnanti, ma voleva sottolineare come il diverso modo di firmarsi (e presentarsi) rispecchia un diverso modo di percepirsi all’interno della società.