Fermo immagine di Alberto Abbà

Come in un acquario

In attesa di due piatti da asporto. 
è tardi e nella sala del locale ci sono solo due coppie appartate, ai lati opposti. Sembra un posto da cena di gala, con i tavoli grandi e rotondi e le coperture di tela bianca alle sedie. Ma sembra solo, è tutto molto kitsch e quei fiocchi rossi alle pareti, perché?
La troppa luce fredda mi spinge a ritornare vicino al bancone, all’ingresso. 
Due acquari occupano posto vicino a un divano liso. Vetri opachi, acqua torbida. 
Quello sopra ha come ospiti solo pesci di un colore rosso. Non i classici pesci rossi da bolla di vetro: sono più grandi e simili alle carpe. Se mi avvicino mi fissano e al tichettare del mio dito sul vetro non scappano. Tutti quegli occhi e quelle bocche che si muovono, mettono quasi in soggezione. Sembrano tutto, tranne che muti. In quello sotto invece c’è una popolazione ittica varia, di specie e di colori. Sul fondo alcune pietre e come coreografia, della vegetazione, finta. C’è anche un forziere aperto e un galeone affondato. Chissà se i pesci sono andati a curiosare nelle fessure alla ricerca di un vecchio tesoro. 
I pesci sono tanti, troppi per quello spazio. Sembrano tristi. Lo saranno? Forse solo io in quella stanza penso che il loro posto non sia quello. Mi viene in mente un discorso di Foster Wallace “Questa è l’acqua” in cui un pesce anziano incontrando di buon mattino un pesce giovane gli chiese “Oggi com’è l’acqua?”. Il pesce giovane sorpreso rispose “e che cos’è l’acqua?” 
Ecco, forse loro non sanno cos’è l’acquario, perché hanno sempre vissuto lì. E del mare ignorano l’esistenza.
Li guardo e nel mio riflesso mi vedo muovere la bocca. 
Mi stanno fissando e anche loro staranno pensando che sono strani quegli esseri che arrivano lì fuori, curiosano, muovono le labbra e poi restano muti. Muti come umani.   
albiabba@libero.it