Io sto con gli animali di Andrea Avagnina

Stambecchi e marmotte

Da un paio di anni, proprio per la relativa facilità di fotografarli, stavo trascurando uno dei mammiferi più conosciuti delle nostre montagne: sua maestà lo stambecco.
Dopo essere praticamente scomparso dall’arco alpino, grazie ai pochi esemplari rimasti nel parco del Gran paradiso e ad un’oculata politica di tutela il Re si è riappropriato delle terre alte che gli appartenevano, ed ora è nuovamente presente da molti anni anche nelle nostre vallate.
E così, sono tornato da loro ben sapendo che con l’arrivo degli alpeggi, gli ungulati sarebbero saliti di quota alla ricerca di pace e di erba più tenera: niente di impossibile, intendiamoci, ma adesso che erano abituati pure al transito delle auto, tutto sarebbe stato più semplice, incluso l’avvicinamento, sempre nel dovuto rispetto per un animale che è comunque selvatico e come tale teme l’uomo.
E così, nascosto da una roccia, mi sono trovato ad emozionarmi come un bambino nell’osservare un gruppo di stambecchi brucare e giocare a pochi metri da me, immersi in un mare di fiori bianchi che avrebbero aggiunto qualcosa di più alle foto.
Il sole era tramontato dietro alle cime più alte e la brezza di monte mi accarezzava delicatamente il collo, quando all’improvviso il fischio di una marmotta mi ha riportato alla realtà: punto lentamente il teleobiettivo nella sua direzione e scorgo il  musetto immerso tra il giallo dei fiori ed il verde dell’erba, chiedendomi come mai ci avessi messo tanto per tornare quassù, tra quegli animali che erano stati i miei primi modelli e che continuavano a donarmi, come tutti gli altri, emozioni e  sensazioni indescrivibili.
Cari lettori, quando sarete tra i boschi o sulle praterie alpine per il meritato riposo, ricordatevi dei “padroni di casa”, aguzzate la vista ed abbassate il tono della voce: la natura ed i suoi abitanti richiedono rispetto e vi ringrazieranno donandovi un benessere che vi accompagnerà anche dopo il rientro a casa.
Buona estate!