Fermo immagine di Alberto Abbà

Affollamento in quota

C’è chi ha iniziato ad andare sui monti presto, perché nato in valle o perché ha avuto la fortuna di avere qualcuno che da piccolo gli ha messo uno zainetto in spalla.
C’è chi si è innamorato strada facendo, perché capita. C’è chi ha iniziato ad andare per il fresco (e di questi tempi si capisce ancora di più), perché l’aria è pulita, perché c’è meno rumore e meno gente. Nel lockdown qualcuno si è reso conto di quanto fosse prezioso il respiro delle terre alte. Con le frontiere “bloccate” è stata l’occasione di scoprire posti a due passi da casa.
Anche il morso dei rincari porta a ridurre il raggio di azione e a salire in quota. 
Tutto questo crea uno spostamento di massa e un rischio invasioni barbare.
Negli occhi alcuni scatti di mete conosciute, prese d’assalto. Selfie su quel lago, su quello sperone di roccia, sopra orrende panchine giganti. E poi le solite classiche gite, belle, ma sempre uguali.
Questi affollamenti rischiano di creare problemi e quindi che fare?
Informarsi, curiosare, esplorare. Su siti e guide che raccontano escursioni e sentieri.
Ci sono migliaia di chilometri in valli semi sconosciute comunque segnate sulle mappe.
Borghi bellissimi abbandonati, sentieri mal segnati, antiche vie di commercianti e briganti, accompagnate da storia e leggende. Valli principali che si diramano in valli laterali.
Certo non bisogna aspettarsi comitati di accoglienza e comodità, ma da quella si cerca anche di fuggire ogni tanto no? Si è disposti a pagare tour in luoghi lontani alla ricerca di avventura, ma pure dentro ad un bosco vicino a casa possono succedere cose interessanti.
Sono sempre stato dell’idea che è Maometto che scarponi ai piedi e zaino in spalla deve andare alla ricerca della propria montagna e che è Maometto che deve adeguarsi e rispettare la montagna e non il contrario.
albiabba@libero.it