Fermo immagine di Alberto Abbà

Il proprio mestiere

È tardi. In questa autostrada tutta curve e viadotti, che dal mare porta a Torino, ci sono solo i ritardatari del rientro.
La radio trasmette una canzone dal testo che fatico a comprendere e l’aggiornamento meteo subito dopo annuncia una perturbazione in arrivo su tutto il nord ovest. Il cielo nonostante il buio, si vede che è più scuro della notte.
Squarci di lampi oltre le nuvole sempre più vicini e così nel giro di qualche chilometro ci sono dentro. 
Tripla velocità del tergicristallo, ma un esile filo di gomma spezzato, che corre libero come un serpentello sul parabrezza, senza più assolvere al proprio compito, racconta che la spazzola di sinistra è da cambiare. Lo scopro lì, in mezzo al diluvio, fra l’acqua che arriva senza sosta da sopra e quella che alza chi ti precede o ti supera. 
Imprecare non serve, neppure abbassare il volume della radio. Quello che serve è mantenere la corsia a velocità minima di crociera, mani strette al volante, tenendosi paralleli a quelle strisce bianche, una a sinistra e una a destra che accompagnano come i cani guida per i non vedenti. 
Minuti eterni con occhi sgranati fissi al parabrezza su cui scorre indisturbato un fiume e un minimo di riposo e allineamento respiro giusto nel tempo delle gallerie, mai così benvenute.
Un mese è passato da quella notte bagnata e anche stasera piove forte. Un temporale estivo questa volta mi trova in auto su una stretta strada di provincia. 
Velocità tre nuovamente in azione e per la prima volta ecco il tergicristallo nuovo all’opera. 
Pulisce che è una meraviglia, senza lasciare nemmeno una goccia di riporto. Preciso, veloce, vetro lucido e trasparente fino alla passata successiva. 
La soddisfazione di vedere che adesso tutto funziona al meglio. 
D’altronde, cosa ti aspetti da un tergicristallo? Che faccia il proprio lavoro.
albiabba@libero.it