Fermo immagine di Alberto Abbà

Nel tempo di un semaforo rosso

Poco traffico lungo il corso in un fiacco e spento lunedì di seconda serata. 
Un semaforo rosso ad un incrocio vicino alla stazione raduna tre automobili sul controviale, che si mettono una in fila all’altra. Da sotto i portici lì accanto, esce una coppia e si dirige malferma verso la prima auto. Lui procede davanti, sarà sulla trentina. Indossa una vecchia tuta e ha la posa di chi sta per chiedere qualcosa, il viso sudato, i capelli spettinati. Gli occhi lucidi. 
Lei di qualche anno in meno, segue dietro, indossando una felpa con cappuccio e bermuda e reggendosi sulle stampelle a causa di una caviglia avvolta in una struttura di metallo post operazione. 
La prima auto blocca le porte e non abbassa il vetro del finestrino al bussare del ragazzo.
La seconda si, di qualche centimetro, sufficiente a far entrare quelle parole “abbiamo bisogno di un passaggio per attraversare la città e andare in zona parco. La prego, mi vergogno come un cane nel chiedere, ma la ragazza proprio fatica a camminare”.  Mentre la indica, lei abbassa il volto verso il piede e non dice nulla. Parla solo lui, con voce tremula accompagnata da uno sguardo provato.
Il guidatore resta nell’ombra ed è solo nell’abitacolo. Chissà a cosa sta pensando e cosa gli risponderà. Scatta il verde e la terza auto in fila subito suona il clacson.
Spesso succede che nel giro di pochi attimi bisogna fare delle scelte. Abbassare o meno il finestrino, accelerare o stare fermi ad ascoltare. Valutare gli elementi che si hanno a disposizione, mescolarli con le esperienze e le sensazioni del momento. Coinvolgere i sensi e il senso, immaginandosi le conseguenze nel lampo di un trailer. Facendo i conti con paure e fiducia.
Consapevoli che nel giro di pochi secondi il semaforo diventa verde e qualcuno dietro ha sempre troppa fretta e suona il clacson.
albiabba@libero.it