Fermo immagine di Alberto Abbà

Corto raggio

Visti dall’alto, ogni mattina presto, siamo come puntini che si accendono e iniziano freneticamente a muoversi. Uno scacchiere luminoso che contiene tutte le corse: verso scuola, lavoro, bar, negozi. Si prende un’auto, un treno, un bus, i più fortunati o volenterosi vanno a piedi. Ci si sposta di quartiere, di città, di regione, a volte solamente nella camera a fianco. Qualcuno resta immobile.Orari da rispettare al minuto, ritardi da giustificare, c’è sempre qualcuno o qualcosa che non aspetta.
Negli incastri la vita, ognuno nel suo puzzle, concentrati sul proprio disegno. Il nostro metro di misura è il nostro mondo. Quello che c’è fuori dalla scatola esiste, ma ci appare più sfocato. 
Dopo l’andata, di corsa verso il ritorno, in direzione di quel treno che oggi non si può assolutamente perdere.
Treno annullato. Proprio il nostro. C’è un tale che ha deciso di farla finita sotto quel treno. Imprecazioni arrabbiate e diffuse. “Non poteva buttarsi sotto un altro? Ma che modo è di farla finita, con tutte le alternative che ci sono! Proprio oggi che…” Proprio oggi, come ieri, come domani, che avevamo tutto incastrato al secondo. Proprio oggi quella vita finisce sotto ad un treno lanciato in corsa. Vediamo solo il nostro mondo, permeati di miopia cronica. Quella vita che non c’è più creerà una detonazione da qualche parte, silenziosa alle nostre orecchie e lontana dai nostri occhi. Certi eventi ci scuotono solo quando ci sfiorano o toccano, quando entrano nel nostro raggio. La vicinanza permette di riallineare valori, modi, priorità e di mettere a fuoco, per un tempo.
Alcuni indossano occhiali trasparenti in grado di correggere la vista e lo sguardo. 
Occhiali che non evitano ai treni certi tragici ritardi, ma che fanno dedicare un pensiero o una preghiera a chi ha deciso di prendere l’ultimo.   
albiabba@libero.it