Saluzzo: Mervat Alramli e Mohammed Abusenjer, voce e melodia delle vittime palestinesi

«Ci rivedremo in una Gaza libera»

«“Parlami di Gaza” lo chiamiamo evento itinerante, ma in realtà è la necessità di guardare in faccia le persone, per chiedere se si rendano realmente conto di quello che sta accadendo. Al di là del nome della nazione, al di là del colore delle persone, della loro religione o della lingua in cui parlano».

Con queste parole, Mervat Alramli presenta al pubblico l’evento che, nel tardo pomeriggio di domenica 6 luglio, nei Giardini dell’Annunziata, ha unito poesia, musica e fotografia.
Insieme al musicista Mohammed Abusenjer, che ha accompagnato la serata con le melodie pizzicate sulle corde dell’oud, la parola si è fatta strada tra il pubblico, per raccontare la terra di Palestina, in un alternarsi di dolci ricordi d’infanzia e di immagini di distruzione, oggi sotto gli occhi di tutte e tutti.

Il racconto prende il via dal 1948, dalle prime violenze arrivate con l’occupazione, «quando mio nonno insegnava l’arabo ai figli degli ebrei che aveva accolto in casa sua, ma davanti ai suoi occhi hanno ucciso i miei bisnonni, massacrando la sua e tante altre famiglie, costringendo alla fuga e alla paura. Gli dissero: ora tu vai via da qui e racconti, nei villaggi vicini, quello che noi faremo: così nacque Israele».  

«Mai avrei pensato che avrei assistito in diretta alla morte della gente con cui sono cresciuta» ha commentato Mervat Alramli, arrivata in Italia dodicenne. Il suo ingresso nella scuola italiana, porta con sé una striscia di bianchetto con cui correggere una cartina: «hanno creduto che cambiando le lettere, dandole un nuovo nome ce ne saremmo dimenticati, ma a confinare con l’Egitto, la Siria, il Libano e la Giordania, c’è la Palestina».


La notizia completa in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 10 luglio 2025.