Saluzzo: Procacciatore d’affari condannato a 2 anni e 6 mesi, scoperto da un errore grammaticale

L’ “ardware” che ha smascherato la truffa

È stato un grossolano errore grammaticale a insospettire la nipote di un anziano che aveva stipulato un contratto per un antifurto domestico: in uno degli assegni, la causale riportava la scritta “aggiornamento ardware”, scritto senza la acca.

«Difficile pensare a un errore del genere da parte di un’azienda del settore» ha osservato la donna in tribunale.

A processo, dopo la denuncia, sono finiti due ex procacciatori d’affari di un’azienda di Cardè, la Psp Security.

Un 53enne, originario di Torino e residente a Racconigi, è stato condannato dal giudice Mauro Mazzi a due anni e sei mesi di reclusione, più 600 euro di multa. Assolto per non aver commesso il fatto l’ex collega e coimputato, classe 1973, anche lui di origini torinesi, residente a Cardè. Erano entrambi accusati di una maxi truffa sull’installazione e la manutenzione di antifurti domestici, con un giro di denaro di poco inferiore ai centomila euro, sommando insieme le somme sottratte a tre anziani clienti. 

Il 53enne li aveva contattati per eseguire non meglio precisate manutenzioni agli impianti installati. Ad accorgersene per prima era stata la nipote di uno di loro, un signore di Magliano Alpi, in seguito deceduto. Nelle sue carte contabili emergeva un giro di assegni e versamenti per oltre diecimila euro in poco più di un anno. Troppi, aveva pensato la donna, tanto più che, si sarebbe appurato in seguito, il contratto prevedeva già cinque anni di assistenza gratuita. 
In una perquisizione, all’indagato erano state sequestrate copie di fatture riconducibili ad altri due anziani, acquirenti della Psp: un signore di Borgo San Dalmazzo e una signora di Caraglio, oggi trasferitasi in una Rsa.

La notizia completa in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 10 luglio 2025.