Io sto con gli animali di Andrea Avagnina

Bentornato Braveheart!

Rieccomi qui, un anno dopo, alla ricerca smaniosa di quel richiamo ancestrale che, come quello del lupo, risveglia in me la parte selvaggia assopita da una vita di comodità: il bramito del cervo.
Nascosto da ore sotto il telo mimetico aspetto pazientemente di dare un volto ai profondi ruggiti che tagliano le fronde dei larici come lame affilate, adesso che gli ultimi raggi di sole si impigliano tra i rami della betulla davanti a me.
Dopo il caldo delle ultime settimane l’autunno sta portando con sé i primi freddi e quelle nubi cariche di pioggia che si stagliano all’orizzonte, quando una macchia rossa appare sul fondo della radura: qualcuno sta tranquillamente brucando l’erba in prossimità del bosco da cui provengono cupi richiami d’amore.
Sicuramente una femmina di cervo perché i maschi, offuscati dagli ormoni, adesso sono troppo impegnati a difendere il proprio harem ed alimentarsi non è più una priorità, soprattutto al calar della sera quando gli scontri si fanno più frequenti.
Ma poi, con mio grande stupore, le punte di un palco spuntano sopra quella schiena rossa, mascherate da un mare di steli secchi del colore dell’oro: è un bel coronato incredibilmente tranquillo di fronte alle urla possenti dei suoi avversari! Un pensiero mi attraversa rapido la mente perdendosi nel labirinto di sensazioni lontane, ma quando lui interrompe il pasto alzando la testa per lanciare al mondo il suo grido d’amore, quella sensazione diventa realtà: due ampie cicatrici hanno preso il posto delle brutte ferite infette che tanto mi avevano colpito lo scorso anno e lui, Braveheart, è qui davanti a me.
“Mi hai beccato, amico mio” sussurro incredulo, mentre punta sospettoso lo sguardo verso di me. Ha sentito il mio odore e lentamente si allontana senza più degnarmi di uno sguardo: evidentemente non mi considera così pericoloso.
Ripenso a te un anno fa quando a dispetto della prestanza fisica ancora acerba rispetto agli avversari, avevi difeso con audacia il tuo harem meritandoti l’appellativo di Braveheart: sono trascorsi dodici mesi, le brutte ferite sono diventate cicatrici, medaglie al valore per un grande guerriero, ed il tuo palco è più possente così come il tuo collo.
Buona vita, cuore impavido! Anche stanotte, come lo scorso anno, sognerò di te!