4 chiacchiere dal barbiere di Danilo Girello

“Tutti i nodi vengono al pettine... se c’è il pettine” (Leonardo Sciascia)

La prima parte di questo aforisma è da considerarsi uno dei proverbi italiani più popolari: con il suo significato che ci vuole far capire che nella vita di ognuno di noi, presto o tardi, la verità viene a galla e le conseguenze delle nostre azioni, anche se rimandate, devono essere affrontate.
Aggiungendoci un pizzico di ironia, il grande scrittore e intellettuale siciliano Leonardo Sciascia, morto nel 1989, ha voluto ricordarci che tutto questo è possibile, sempre che ci siano le condizioni e soprattutto la volontà di raggiungerla questa verità! Ma bando alle ciance( quattro mi raccomando!) è giunto per me il momento di   parlarvi di uno degli attrezzi più importanti del mio lavoro: il pettine.
Senza il pettine nessuna acconciatura può essere disegnata, taglio di capelli imbastito o barba alla Garibaldi modellata.
Dalla notte dei tempi l’importanza e l’utilizzo di questo semplice strumento è strettamente legato alla storia e alla vita degli esseri umani: nella preistoria mi immagino un uomo di Neanderthal intento a curarsi la sua lunga capigliatura, nell’antico Egitto era usanza lasciare un pettine nella tomba dei defunti che avrebbero potuto farsi belli anche nell’aldilà, così come nella Grecia classica non poteva mancare nel corredo delle divinità come Afrodite dea della bellezza, della fertilità e dell’amore .
Nel mio salone, così come in quello di ogni mio collega vengono utilizzati tantissimi tipi di pettine di ogni forma e materiale.
In plastica, metallo, legno… a denti stretti, a denti larghi, pettine da sfumatura, pettinino per ciglia e sopracciglia, oppure quello detto “a coda “utile per acconciare le spose!
Ma dopo tanti anni di attività “el pentu” più originale che mi ricordo di aver ammirato era quello del mio affezionato cliente Amedeo Murialdo: fatto in avorio, minuscolo, tenuto riposto nel taschino della sua giacca: finito il mio servizio, un po’di brillantina nei capelli e Nuccio (così lo chiamavano gli amici!) si congedava così: «un vero gentiluomo deve sempre avere con sé un po’ di fantasia e il suo pettine da taschino».