In salute di Cristina Bosco

Dottore, ho una verruca!

Dall’ultima volta che sono salito quassù l’erba è cresciuta ed il prato pare una tavolozza di colori: il sole è ancora alto ma devo stare attento perché loro potrebbero già essere fuori dal bosco.
A differenza dello scorso anno, in questi primi sei mesi non riesco ad ingranare, mai così tante uscite a vuoto con animali che non si fanno vedere ed io che rientro stanco e scoraggiato e così, affamato e desideroso di un riscatto, trovo il posto giusto per l’appostamento, anche se per raggiungerlo mi toccherà strisciare nell’erba per la gioia delle tante zecche che infestano la radura.
Aspetterò il tramonto schiacciato tra un masso ed un larice, in compagnia di zanzare fameliche (i tafani arriveranno presto insieme ai bovini) ma almeno per il momento nessuna formica rossa: potrei usare un repellente, ma quelli funzionano più sull’olfatto dei selvatici che sugli insetti e quindi…niente!
In questa situazione “idilliaca”  inizia l’attesa. Alle 20 una macchia rossa, accesa dal sole al tramonto, attira la mia attenzione: troppo presto per i cervi ed infatti è una femmina di capriolo che scende in radura.
Ultimamente sono più i caprioli che soccorro per strada di quelli che vedo in natura è così mi scopro a guardarla estasiato, rapito da tanta dolcezza ed eleganza, mentre con passi delicati si muove tra gli steli d’erba alla ricerca di quelli più teneri, sbattendo le lunghe orecchie per allontanare le mosche. è diretta dalla parte opposta, scatto qualche foto prima che si allontani e poi resto ad osservarla mentre felice si gode il primo fresco della sera. Può un selvatico sentirsi felice? Io credo di sì, lo leggo dai suoi movimenti, dalle espressioni del volto e ne trovo conferma quando improvvisamente, dopo un paio di giri su sé stessa, sgambetta come in un passo di danza prima di ricominciare a brucare: nessun segno di allarme, nessun gesto nervoso, nella totale inconsapevolezza che qualcuno la stia osservando.
Poi, passo dopo passo, scompare nel bosco ed io, per un attimo, mi sento un guardone che ha rubato la sua intimità ma poi capisco che si è trattato di un regalo della natura che vale più di mille fotografie. Adesso le zanzare riprendono a tormentarmi o, forse, non hanno mai smesso...