Bagnolo: La bella esperienza dei monaci di Prà 'd Mill

Come riconoscere le meraviglie del creato

Il suono della campana che invita alla preghiera ritma la vita di un monastero. Sette volte al giorno infatti i rintocchi ci richiamano per cantare le lodi del Signore: ci svegliano nel cuore della notte, ci chiamano al sorgere del sole, ci interrompono durante le attività della giornata, e ci invitano a ringraziare per quanto vissuto nel corso della giornata, ci accompagnano ad entrare nel cuore della notte. 
I rintocchi delle campane però non sono dettati dalle lancette di un orologio (sebbene non se ne possa fare a meno), bensì cercano di entrare in consonanza con il ritmo della natura. Noi siamo parte di questo creato, e con esso cerchiamo di dialogare, da esso cerchiamo di imparare.
Troppo spesso, presi dalle nostre attività e preoccupazioni, ci dimentichiamo di essere tutt’uno con questo creato. Oppure ci capita di approcciarci ad esso in modo strumentale: come poterlo “sfruttare” per il nostro benessere? Ma non è questa la via… e i nostri cuori ben presto si inaridiscono e sentono il bisogno di “respirare”.
Fermarsi allora è il movimento che si rende necessario per uscire da questa aridità. Fermarsi e riapprendere ad ascoltare! Abbiamo tanto da imparare dalla natura! 
Nel contesto della vita di un monastero nascosto in una valle ai piedi del Monviso, il contatto con la natura mi ha fatto da maestra. E desidero condividere alcuni tesori preziosi che da essa ho appreso.
Dalla natura ho imparato il valore del tempo
Ogni cosa ha il suo tempo. La crescita di una pianta, il primo volo di un uccellino appena nato, il corso delle stelle, il passaggio dei pianeti. Non si può accelerare, né si può fermare. Il tempo non si possiede, ma si riceve come dono, e riconciliarmi con il tempo, aiuta a liberarmi dalla tentazione del possesso. 
Dalla natura ho imparato il valore della gratuità
Lo spettacolo di un fiore che colora il prato di un campo, i colori di un albero in autunno che nessuno vedrà, i colori di una alba al mattino presto, mi parlano di gratuità. Sono lì… non servono a nessuno, eppure quando ci si ferma a guardarli, il cuore si apre. Così forse ogni gesto di gratuità che anche noi possiamo compiere: sebbene invisibile ha il potere di aprire i cuori. 
Dalla natura ho imparato il valore del dono
L’acqua che scorre nei torrenti e che disseta la terra, la neve che copre con la sua coltre le cime dei monti, l’erba che germoglia, l’abbondanza dei frutti della terra sono lì a disposizione di tutti, buoni e cattivi. La natura non chiede il contraccambio. Certo, se ferita, anche lei sanguina, ma continua a donare, continua ad amare. Tutti noi ne beneficiamo, ma siamo disposti a vivere anche noi con lo stile che questa natura ci insegna? 
Dalla natura ho imparato il valore della lode
La natura loda il Signore. È sempre impressionante constatare l’esplosione della natura al sorgere del sole… in alcuni periodi dell’anno, in modo particolare. In primavera gli uccelli cantano, i fiori esplodono in tutta la loro bellezza, la neve si fonde e l’acqua torna a gorgogliare nei ruscelli. E noi con stupore, come non unirci a questo canto di lode?
Un monaco siriaco del VII secolo, Giovanni di Dalyata, definiva la preghiera in questo modo: “Preghiera è bussare alla porta del Donatore, ma colui che già entrato nel Regno e ha ricevuto potere sui suoi tesori, come busserà alla porta? Dunque cosa fa? Si delizia dei beni, stupisce e rimane ammirato per la bellezza del Buono”.
A noi che il Signore ha posto nel giardino di Eden perché lo coltivassimo e lo custodissimo (Gn 2, 15) è dato di stupirci ed ammirare in questa bellezza che ci parla di un’altra Bellezza, quella di Dio.
padre emanuele marigliano