Chiesa: La forza che nasce dal mettersi in ginocchio

Che importanza dai a chi ti insegna a pregare?

“Nella vita, per stare in piedi, bisogna stare in ginocchio”.
Questa frase, dalla prima volta che l’ho sentita, l’ho sempre conservata nella mia mente, perché seppur con poche parole esprime la forza e l’importanza della preghiera. Nella mia vita da prete, ogni giorno sperimento che la preghiera è capace di “reggere” anche di fronte agli urti della vita se viene vissuta attraverso due atteggiamenti di fondo: accogliere e affidare. 

Innanzitutto pregare è accogliere: accogliere la presenza del Signore che mi viene incontro attraverso la sua Parola, nel silenzio, ospitato anche da quelle zone “di vuoto” che in me sentono di dover essere ricolmate da Lui; accogliere, poi, per poter imparare ad accogliere l’altro, in cui il Signore si manifesta, in quel volto, così come nei tanti volti che ogni giorno incrociano il mio cammino.
E poi, pregare è affidare: affidare se stessi, mettendosi con fiducia filiale sotto lo sguardo amorevole del Signore; è anche affidare gli altri, soprattutto le persone che mi chiedono un ricordo nella mia preghiera, per poter superare una situazione complicata, di crisi, o anche per sentirsi semplicemente accompagnati da qualcuno nel momento della prova. 

E quindi la preghiera diventa anche quella dimensione profonda che non esula dalla vita, ma semmai la illumina e la sostiene, donando speranza.
E al nostro Santuario diocesano di Valmala, come Rettore, tocco con mano ogni giorno la forza “trasformante” della preghiera. Molte persone, pellegrine di speranza e di misericordia, giungono ai piedi dell’immagine della Madre della Misericordia nel Santuario, per affidare a Lei ogni richiesta, come figli fiduciosi. 

In fondo, quando un bambino soffre, o cade a terra e si ferisce, la prima parola che esce dalle sue labbra è: mamma! E da quella preghiera, mi rendo conto che molte lacrime vengono asciugate, e che nel ritornare a casa, molti portano dentro sé la consapevolezza di poter andare ancora avanti, in un orizzonte che fa “vedere oltre” le difficoltà e le ferite del momento.

Questo è il miracolo della preghiera. Per tutti, prima di tutto per me, per saper rimanere capace di umanità, di sensibilità, di ascolto, in un mondo in cui si è a rischio sempre di vivere come “burocrati del sacro”.
Questa è la realtà della preghiera: in ginocchio, per stare in piedi nella vita.