Valle Maira : Luca Dao e Luca Ellena custodi di un territorio che vive di lavoro, fatica e identità

I giovani col cuore sulle montagne

La valle Maira è spesso raccontata come un paradiso incontaminato. Ma la montagna non è mai stato un territorio “vergine”: è un paesaggio scolpito da millenni di presenza umana, dalle incisioni rupestri ai pascoli d’alta quota. Oggi, questo equilibrio delicato tra natura e fatica è affidato a una nuova generazione di "custodi", giovani che scelgono di restare dove altri se ne vanno.

A Elva, sotto le creste del Pelvo, la libertà ha il volto di Luca Dao, 24 anni. Per lui la montagna è una scelta di campo, fatta di solitudine e silenzi, ma anche di sfide concrete: il valore perduto della lana, la convivenza difficile con il lupo e una burocrazia che spesso non comprende i ritmi del pascolo: «Senza chi ci lavora, la montagna muore, anche se viene bene nelle foto» avverte Luca, rivendicando il ruolo di chi presidia il territorio ogni giorno.

A Marmora, Luca Ellena unisce lo studio magistrale in Ingegneria Chimica alle radici di una famiglia di margari. Per lui, essere montanaro è un’identità che non si perde, nemmeno tra i libri universitari. La transumanza non è folklore, ma memoria viva e manutenzione attiva: senza il morso delle mandrie, i prati diventerebbero rovi. Luca denuncia il rischio che il ciclo si spezzi, con le piccole aziende che chiudono senza ricambio, inghiottite dai grandi gruppi.

Il futuro della Valle Maira dipende da questo coraggio: non una montagna-museo per turisti, ma un luogo di lavoro, storia e appartenenza. Perché il profumo del fieno e il suono delle campane non sono solo suggestioni, ma i battiti di un’economia reale che chiede di essere ascoltata per continuare a esistere.

Il servizio completo in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 12 febbraio.