Saluzzo: Mozione provinciale sul biometano chiede alla Regione nuove tutele

I territori sono senza voce

Una verità che pochi hanno il coraggio di dire ad alta voce: il quadro è già scritto, e i territori possono solo rincorrere decisioni prese altrove. 
Nel consiglio provinciale aperto che si è svolto lunedì 4 maggio all’Antico Palazzo Comunale, la Provincia di Cuneo ha approvato la mozione dedicata allo sviluppo delle filiere del biogas e del biometano, un tema che negli ultimi mesi ha acceso il dibattito pubblico in molte aree del territorio. Il documento, presentato dalla Presidenza, fotografa una situazione in rapida evoluzione: oggi in provincia sono attivi 48 impianti a biogas e 8 a biometano, per oltre un milione di tonnellate di biomasse trattate ogni anno. 

Numeri che, secondo l’ente, giustificano la richiesta alla Regione Piemonte di introdurre criteri più chiari e un meccanismo di salvaguardia per i territori già fortemente esposti alla produzione energetica da fonti rinnovabili. 
La mozione chiede infatti che nel disegno di legge regionale 136, attualmente in discussione, vengano inserite norme specifiche per biogas e biometano, oggi assenti, e che ogni provincia abbia una quota massima di energia da produrre in rapporto alla propria superficie. 

L’obiettivo dichiarato è evitare concentrazioni eccessive e garantire una distribuzione più equilibrata dei nuovi impianti. Il testo prevede inoltre il coinvolgimento delle associazioni agricole, considerate interlocutori essenziali per comprendere l’impatto sulle filiere produttive.

Il confronto in aula, moderato dal presidente Luca Robaldo, è stato ampio, con interventi tecnici e politici che hanno restituito la complessità del tema. 

Tra i contributi più incisivi quello del consigliere provinciale Mauro Calderoni, che ha scelto un registro disincantato: «La normativa di riferimento non è cambiata e quindi dobbiamo dirci qualcosa con grande onestà intellettuale. Anche qualora il dibattito che parte domani in Consiglio regionale portasse qualche correttivo più intelligente, in assenza di una normativa nazionale più rigida questo tipo di impianti cadrà sui nostri territori con poche possibilità di intervento». 
 
La notizia completa in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 7 maggio. 

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