Friuli '76: Il compianto Romano Odetto ha raccolto le impressioni del terremoto in una lettera commovente

Strade piene di tutto quello che c’era dentro le case

Nei giorni che seguirono il devastante terremoto, migliaia di volontari accorsero da tutta Italia e dall’estero, in aiuto alla popolazione. Tantissimi alpini risposero alla chiamata del comitato centrale e delle sezioni dell’associazione e molti decisero di trascorrere le ferie estive, o parte di esse, tra la gente friulana a rimuovere macerie, riparare quanto aveva retto alle scosse, a costruire strutture provvisorie per l’accoglienza e il rifugio. 

Anche da Bagnolo partì un bel gruppo e, tra questi, c’era il compianto Romano Odetto che, dal 1° all’8 agosto ‘76, lavorò ad Osoppo, raccogliendo le sue impressioni, cariche di compassione verso i luoghi e soprattutto le persone incontrate, in una lettera inviata il 4 agosto all’allora pievano di Villaretto, don Antonio Beltramo, e pubblicata sul Bollettino parrocchiale di ottobre – novembre 1976.

Scriveva Romano Odetto: “In questi giorni che sto lavorando ad Osoppo vorrei essere un giornalista o uno scrittore, per poter descrivere le emozioni, i pensieri, i volti semplici e tristi dei vecchi, dei bimbi, di tutta la gente friulana, le loro case squarciate. Qui, Osoppo è completamente distrutta, anche le case, molto poche, che sono in piedi non sono abitabili. La gente dorme tutta nelle tende, grandi tendopoli con uno spaccio ed un bar, una tenda adibita a chiesa. 

Alla sera ritornano dove era il paese, vicino ai muri delle loro case; ci sono pareti aperte con ancora il letto sul pavimento della camera ed il lampadario appeso, altre case con i quadri alle pareti, gli armadi squarciati con vestiti dentro, tende ad una finestra lassù con tutti i vetri, solo con un pezzo di parete; orologi, a pendolo e sui campanili, fermi tutti alle 21.06. Ieri sera sono uscito dal campo dove siamo noi alpini e sono andato dove c’era il paese; una donna sui quarant’anni mi ha chiesto se ho visto la sua bimba; io non lo sapevo, è da quella sera che la cerca; l’hanno seppellita assieme ai 130 morti di Osoppo.

Sono arrivato a Gemona domenica 1° agosto, alle 7, non c’era nessun mezzo per Osoppo che dista solo 5 km. Ho cominciato a salire da dove si è fermato il treno, la stazione non c’è più, verso il centro storico di Gemona; dicono che era la meraviglia dei Friuli; il sangue mi si gelava addosso, ma non era per il vento che vien giù da Passo Monte Croce Carnico".
 
La testimonianza completa in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 14 maggio. 

Seguici sui nostri canali
 FacebookInstagram Whatsapp!