Torino: Incontro il 17 giugno in Regione, tra l'assessore Bongioanni e i rappresentanti degli allevatori

Alpeggi e lupo: il Piemonte studia un piano di prelievi selettivi

Il difficile equilibrio tra la vita in alpeggio e la presenza del lupo sulle montagne piemontesi, è stato al centro di un incontro, mercoledì 17 giugno in Regione, tra le associazioni degli allevatori, Arap, Adialpi e il Comitato Salvaguardia Allevatori Vco con l'assessore regionale all'Agricoltura, Paolo Bongioanni.
I rappresentanti dei margari, guidati dai rispettivi vertici, hanno portato sul tavolo della Regione proposte precise, forti anche del recente declassamento del lupo da specie "strettamente protetta" a "protetta" a livello europeo (Convenzione di Berna) e della nota del 12 giugno scorso con cui l'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha confermato una maggiore autonomia decisionale alle Regioni.
Le richieste si articolano su due fronti: l’avvio di un piano di contenimento numerico volto ridurre la densità del predatore sul territorio, rimuovendo sistematicamente i lupi pericolosi che colpiscono ripetutamente il bestiame. In seconda istanza, la dotazione agli allevatori di strumenti di dissuasione diretta e l'autorizzazione all'autodifesa immediata in caso di attacco per chi possiede una regolare licenza di caccia, prendendo ad esempio i modelli già attivi in Francia (dove si abbatte circa il 20% della popolazione all'anno) e in Austria.
«I sistemi di prevenzione attuali sono fallimentari e il pascolo estensivo, incentivato dai bandi PSR della stessa Regione, ne esce pesantemente penalizzato», denuncia Giovanni Dalmasso di Adialpi (Associazione Difesa Alpeggi Piemonte).

L'assessore Bongioanni ha risposto presentando la strategia che la Regione intende attuare nell'immediato. Il piano prevede quattro mesi di monitoraggio preventivo. Questa fase è affidata al Centro Grandi Carnivori per individuare i lupi "confidenti" (che frequentano i centri abitati) e gli esemplari responsabili di attacchi continui nonostante le difese. Al termine del monitoraggio, e solo se ne ricorreranno le condizioni, si procederà al prelievo selettivo degli esemplari pericolosi fino a un tetto massimo di 23 capi.
Un provvedimento che però non convince del tutto le associazioni. Gli allevatori lasciano trapelare dubbi sia sull'efficacia di un numero così esiguo di abbattimenti, sia sulle complesse modalità di individuazione e accertamento dei capi. Il timore è che il problema rimanga irrisolto per tutta la stagione di monticazione (l'alpeggio estivo), motivo per cui le sigle invitano caldamente le aziende a denunciare tempestivamente ogni singola predazione.

Sono più di 1.000 le famiglie di margari e pastori che praticano l'alpeggio su un territorio, quello del Piemonte, che conta più di 300 mila ettari di superficie destinata a pascolo, sui quali insistono circa 165 mila bovini e 100 mila ovi-caprini.
L'attività della transumanza, riconosciuta dall'Unesco quale Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità si rivela fondamentale per la conservazione di razze bovine e ovi-caprine in via d'estinzione, nonché per la cura del territorio e la salvaguardia di centinaia di specie vegetali grazie all'azione biologica del pascolo.
Tuttavia, questa risorsa è oggi seriamente minacciata dalle continue predazioni da lupo. I dati evidenziano una crescita esponenziale: i capi predati nel solo Piemonte sono passati dai 260 del 2015 agli oltre 1.500 del 2023. 
A fronte di una stima ufficiale nazionale di 3.500 lupi (ritenuta dalle associazioni di allevatori fortemente sottostimata), si ipotizza che nel solo Piemonte orbitino oltre 1.200 esemplari. Un numero impressionante se confrontato, ad esempio, con l'intera Francia, che registra circa 1.000 lupi totali su una superficie molto più vasta.