Vangelo

Il Vangelo della domenica

Dal vangelo secondo san Matteo 21,28-32

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

26ª TEMPO ORDINARIO (A)


L’ingresso a Gerusalemme che Gesù aveva compiuto cavalcando un’asina, ci era sembrato incomprensibile, ma la reazione della gente ci aveva sorpresi. Lo avevano acclamato con canti e grida di gioia come Figlio di Davide, come il Messia. L’intera città era rimasta scossa da questa rivelazione improvvisa: era partita spontaneamente dai piccoli, dai poveri, da tante persone semplici che lui aveva accolto, amato, guarito e che lo avevano seguito. 
Molti di loro avevano una storia travagliata di esclusione, di pubblica vergogna a causa di un passato difficile. Alcuni, anche tra noi, erano stati pubblici peccatori e peccatrici e non se ne vergognavano più: la vita con il maestro e l’esperienza costante del suo perdono li aveva completamente trasformati. La luce limpida nei loro occhi e i loro sorrisi mostravano, senza bisogno di parole, i frutti di una meravigliosa conversione. Lo seguivano ovunque, contagiando tante altre persone che li avevano conosciuti quando erano ancora tenuti al laccio dei loro sbagli e delle loro scuse.
Gesù non aveva chiesto il permesso di avvicinarli, né di guarirli, ma lo aveva fatto; i sacerdoti e i capi trovavano scandalosa e sfrontata questa chiara autorità. A tutti i costi volevano coglierlo in fallo per demolirlo, per questo gli avevano chiesto da dove venisse la sua pretesa. 
Gesù non aveva risposto direttamente. Aveva cercato ancora una volta di toccare i loro cuori, raccontando la storia di un padre che aveva una vigna, e che aveva chiesto ad entrambi i suoi figli di andare a lavorarci. Il primo aveva risposto sgarbatamente “Non ho voglia”, che era come dire “So io come vivere, lasciami stare”, ma si era pentito. L’altro, invece, aveva detto: “Sissignore!”, ma poi era tornato a farsi i fatti suoi. Quella storia li aveva indignati e anche oggi interpella la nostra libertà: ci accorgiamo che ci chiama a stare con lui? Che vuole darci la vita?
Smascheriamo la tentazione di salvarci da soli. Lasciamo che sia la nostra via.
Riconoscere i nostri errori è il primo passo per tornare a Lui, e ci apre alla fiducia di poter vivere da figli, nella luce.