Racconigi: Richiesti interventi per riavviare le lavorazioni a freddo

Crisi ex Ilva: presidio da parte dei lavoratori

Mobilitazione lunedì 12 ottobre davanti allo stabilimento di Acciaierie d’Italia a Racconigi, dove la produzione è ferma da quasi un anno e il ricorso alla cassa integrazione resta massiccio. I lavoratori seguono con preoccupazione le vicende dell’azienda e chiedono interventi immediati per riavviare le lavorazioni a freddo, attraverso l’acquisto di bramme e coils destinati agli stabilimenti di Taranto, Genova, Novi Ligure e Racconigi.

Calabrese (Fiom Cgil): «Il nostro Paese non può stare senza siderurgia»

A sottolineare la necessità di intervenire è Domenico Calabrese, della segreteria Fiom Cgil di Cuneo: «Il lavoro ci sarebbe, l’acciaio serve ed è bene che si attrezzino per acquistare le bramme, per far ripartire i tubifici, per far ripartire l’area freddo, anche laddove occorressero interventi importanti su Taranto».

Calabrese evidenzia inoltre l’importanza strategica del settore siderurgico per il Paese: «Il nostro Paese non può stare senza siderurgia: questo significherebbe lasciare l’Italia in una condizione per cui l’acciaio lo si deve comprare fuori».

Il sostegno della politica

Alla mobilitazione davanti ai cancelli dello stabilimento di Racconigi erano presenti anche Mauro Calderoni, consigliere regionale, e Davide Sannazzaro, consigliere provinciale, a sostegno della causa dei lavoratori, che così ha commentato: «Tanta la rabbia e la frustrazione per chi da un anno aspetta risposte sul proprio futuro lavorativo. Abbiamo voluto dimostrare la nostra solidarietà e vicinanza ai dipendenti e alle loro famiglie che vivono quotidianamente la fatica data da questa incertezza».

Preoccupazione che viene espressa anche da Fondazione Industriali: «La crisi di Racconigi coinvolge persone, famiglie e un’intera comunità che vive nell’incertezza – dichiara la presidente Giuliana Cirio –. Fondazione Industriali è pronta a offrire un sostegno concreto, mettendo a disposizione l’esperienza acquisita e la rete di relazioni con le imprese. Insieme a istituzioni e sindacati, possiamo contribuire a costruire percorsi di ricollocazione che valorizzino il patrimonio professionale delle persone coinvolte. Il futuro dei lavoratori è una responsabilità condivisa: siamo pronti ad assumerci la nostra parte».

 

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