L'Italia dell'enduro scrive un'altra pagina indelebile della storia dei motori. Un'impresa che va oltre il semplice risultato sportivo, fatta di sofferenza, determinazione feroce e lavoro di squadra.
Nella 100ª edizione della Fim International Six Days Enduro (Isde) svoltasi dal 12 al 17 ottobre, la nazionale italiana ha conquistato una straordinaria doppietta, vincendo sia il World Trophy (Trofeo Mondiale) che il Junior World Trophy (under 23).
Dopo l'iconico successo di Bergamo nel 2025, gli azzurri si sono confermati campioni sul difficile e selettivo terreno portoghese attorno a Sines e Grândola.
Un trionfo costruito giorno dopo giorno grazie a prestazioni impeccabili, spirito di squadra e alla leadership di piloti straordinari, tra cui spicca il contributo determinante del pilota braidese, classe 2003, Kevin Cristino nella Junior Trophy, insieme con i suoi due compagni di squadra, Manuel Verzeroli, classe 2005 di Alzano Lombardo e Alberto Elgari, 2005 di Reggio Emilia.
Kevin Cristino trasforma la Sei Giorni in una vera e propria odissea eroica, regalando alla Maglia Azzurra un trionfo iridato da batticuore. Tra spalla lussata, polvere, caldo e 230 km al giorno per otto ore in sella, il pilota azzurro ci racconta le emozioni di una vittoria sofferta e voluta con tutte le forze.
Kevin, raccontaci come è partita questa Sei Giorni e cosa è successo in quel lunedì da incubo.
«La giornata era iniziata davvero bene: sia io che Alberto e Manuel eravamo nelle primissime posizioni della Junior. Poi, purtroppo, durante la quarta prova speciale una piccola scivolata ha compromesso tutto: mi si è lussata la spalla. Da quel momento in poi è diventata una corsa tutta in salita. Ho dovuto prima finire la speciale con il dolore e poi guidare la moto per un’ora di trasferimento per raggiungere il primo controllo. Lì mi aspettava il dottore del Team Italia, che mi ha rimesso dentro la spalla».
Non ti sei fermato, nonostante le condizioni fisiche precarie, cosa è successo dopo?
«C’era un’altra prova speciale da affrontare e sono riuscito a contenere i danni, anche se la spalla continuava a uscire e faceva un male incredibile. Infatti, nel trasferimento successivo mi è rientrata e riuscita di nuovo! Sono arrivato al paddock con la spalla completamente fuori e me l'hanno dovuta sistemare una seconda volta».
Come si fa a ripartire il giorno dopo con la spalla in quelle condizioni?
«Il risveglio il giorno seguente è stato durissimo. La mattina però le sensazioni non erano estreme, così ho deciso di provare a continuare. Dovevo stare attentissimo, soprattutto nei trasferimenti, per non prendere colpi e non sollecitare troppo l'articolazione. È andata bene: il terzo giorno sono riuscito a chiudere 7° della Junior. La spalla funzionava abbastanza bene grazie al lavoro eccezionale dell'équipe medica: ero sempre bendato, fasciato e tenuto in trazione. Prendevo gli antidolorifici solo al mattino, perché volevo comunque sentire il dolore per evitare di fare movimenti troppo bruschi e forzare».
Dal Day 4 la gara ha preso una piega diversa anche a livello di squadra, com’è cambiata?
«Il Team Francia ha avuto un problema tecnico a uno dei piloti e noi, che eravamo secondi ma ancora in piena lotta, siamo passati in prima posizione. Da lì abbiamo dovuto iniziare a gestire il vantaggio. È stata durissima anche per i mezzi: quasi tutti i giorni affrontavamo 230 chilometri di gara per circa otto ore totali, con tantissima polvere e un caldo soffocante. Le moto si sono stancate tanto. Al quinto giorno anche la mia ha iniziato ad accusare qualche problema la mattina, ma al pomeriggio siamo riusciti a sistemarla con piccoli interventi tecnici».
Fino all'ultima prova di cross sulla sabbia. Cosa ti passava per la testa?
«L’unico obiettivo era concludere senza prendere penalità. Sono riuscito a partire subito bene e ho fatto un’ottima manche di cross. Quando ho tagliato il traguardo è esplosa una gioia indescrivibile: vincere così, superando problemi fisici non da poco e tenendo duro insieme ai miei compagni, che hanno avuto anche loro le loro difficoltà, è stato fantastico. Tutta la squadra ha lavorato al meglio e la moto, fortunatamente, ha retto rendendo possibile questo sogno».
Che effetto fa alzare di nuovo il trofeo sul gradino più alto del podio?
«Sul podio, con l'inno di Mameli e le premiazioni, è scoppiata tutta la felicità. La 6Days regala sempre emozioni uniche e fortissime. Per me è un onore immenso essere riuscito a vincere il Campionato del Mondo a squadre per il secondo anno consecutivo. Un ringraziamento speciale va a tutte le persone che mi sostengono, al team, ai meccanici, al medico e a tutti coloro che lavorano dietro le quinte per rendere possibili questi successi».
giulia vittoria ardito