Agricoltura: Presente una delegazione di giovani agricoltori della Granda

Coldiretti Cuneo a Bruxelles: difendere la condizionalità sociale nella PAC 2028-2034

Una delegazione di giovani agricoltori della Granda, insieme a imprenditori agricoli under 35 provenienti da tutto il Piemonte, ha partecipato a una manifestazione a Bruxelles, al fianco dell’EFFAT, per difendere la condizionalità sociale nella futura Politica agricola comune (PAC) 2028-2034.

Alla mobilitazione hanno preso parte anche Romano Magrini, responsabile nazionale Lavoro di Coldiretti, e Arianna Giuliodori, direttrice di Coldiretti Bruxelles. Al centro della protesta il rischio di cancellare il principio che lega l'erogazione dei fondi europei al rispetto dei diritti dei lavoratori, aprendo la strada a nuove forme di concorrenza sleale a danno delle imprese agricole che operano nella legalità.

«I soldi degli agricoltori europei non possono finire nelle tasche di chi sfrutta i lavoratori. Sarebbe un regalo a chi pratica il caporalato e il lavoro nero e uno schiaffo alla stragrande maggioranza delle imprese agricole che rispettano le regole», dichiara Enrico Nada, presidente di Coldiretti Cuneo.

Sulla stessa linea Francesco Goffredo, direttore di Coldiretti Cuneo: «Non accetteremo passi indietro su una battaglia di legalità che Coldiretti porta avanti da sempre, a partire dal sostegno alla legge contro il caporalato del 2016. La PAC deve premiare chi produce nel rispetto dei diritti, non chi fa concorrenza sleale sfruttando il lavoro».

La mobilitazione assume un significato particolare nell'anno in cui ricorre il decimo anniversario della legge contro il caporalato, approvata anche grazie al contributo di Coldiretti attraverso l'Osservatorio Agromafie, impegnato nella tutela della dignità del lavoro e nel contrasto alle infiltrazioni criminali nelle filiere produttive.

Coldiretti contesta il passo indietro compiuto dall'Unione europea con la cancellazione della condizionalità sociale dalla nuova PAC, che scollega l'accesso ai finanziamenti agricoli dal rispetto delle norme sulle condizioni di lavoro, comprese quelle relative alla salute e sicurezza dei lavoratori. Una scelta che rischia di penalizzare le aziende agricole oneste e di indebolire la tutela dei diritti nel settore.

r. c.

 

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