Vangelo

Il Vangelo della domenica

Dal vangelo secondo san Luca  9,11-17

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri...    (...)

CORPUS DOMINI (C)


Dio si fa corpo. Quel corpo si fa cibo. “Corpus Domini”, titolo un po’ altisonante, nell’antica lingua latina, titolo sconvolgente: il “corpo del Signore”. Il Signore ha un corpo? Come il mio? Già, anche gli apostoli dopo la pasqua hanno faticato a capire ed accettare che Gesù ha un “corpo”, quel corpo piagato ma risorto. Nell’ultima cena aveva detto: “ecco il mio corpo”, non, come ci saremmo aspettati: ecco la mia anima, il mio pensiero, la mia divinità, il mio testamento spirituale. Semplicemente e concretamente: ecco il mio corpo! 
È la festa del corpo del Signore, corpo donato per entrare in relazione con me, perché senza corpo non c’è uomo. Egli vuole che la fede si aggrappi non a delle idee, ma ad una Persona, alla sua storia, ai suoi sentimenti, alle sue piaghe, alla sua luce, ai suoi sentieri. Questo succede ad ogni comunione eucaristica: Dio mi cerca e mi desidera, vuole entrare in me. 
Il cibo diventa parte di me. Mangiando il corpo di Cristo accetto il suo invito a identificarmi con lui. Dico a Dio e alla comunità che intendo formare con Cristo e con la sua Chiesa un unico corpo. Dico che desidero assimilare il suo gesto d’amore e voglio donare la mia vita ai fratelli, come Lui ha fatto. Una “comunione” che non faccio in solitudine, ma insieme a tutta la comunità. È pane spezzato e condiviso tra fratelli. Non è straordinario? 
Il vangelo ci racconta che Dio si è “fatto carne” per assicurarci che a lui non interessa solo un’anima, una mente, un pensiero, ma l’uomo intero nella sua concretezza di storia, di gioie, di bisogni, di strade, di rapporti, di lacrime, di peccati, di sorrisi. Per questo uomo, egli “dona” sé stesso. E alla sua comunità chiede di compiere per sempre quella “benedizione”, perché impari a diventare capace di “spezzare il pane” della comunione, per la fame di tutto il mondo. «Voi stessi date loro da mangiare»! È un ordine che attraversa i secoli, arriva fino a me, alle nostre comunità cristiane. Dare, donare, condividere, sono le parole che raccontano il senso della festa di oggi. 
“Vado a fare la comunione”, diciamo, ma “non lo merito”. Lui non guarda i miei meriti. Lui mi dà il suo corpo come cibo perché pensa a me, proprio a me, così come sono, con i miei dubbi e le mie esigenze. Egli mi cerca, perché se divento come Lui, vivo!
Buona domenica.