Saluzzo: L’ex casa del custode diventa presidio per i lavoratori africani. Posti anche a Savigliano

Accoglienza, ci sono passi avanti

L’ex casa del custode del cimitero ha aperto i battenti nel pomeriggio di lunedì 28 luglio, in anticipo di una settimana rispetto al previsto, mettendo a disposizione 40 posti per gli stagionali agricoli.

Questi si aggiungono ai 18 offerti dalla Caritas a Casa Madre Teresa dove sono stati installati nuovi moduli abitativi, portando il totale a 58 posti di accoglienza aggiuntivi. 

Proseguono le azioni messe in campo dal Comune di Saluzzo, enti e associazioni per affrontare l’emergenza del Parco Gullino, divenuto ormai punto di riferimento e di ritrovo per gli africani, dove ancora bivaccano una quarantina di persone. Nelle settimane precedenti, erano oltre settanta. Allo stesso tempo, i nuovi posti sono mirati e garantire una sistemazione dignitosa ai lavoratori impiegati nelle campagne del Distretto frutticolo. 

«Lunedì nella casa del cimitero sono entrate 24 persone: alcune hanno un contratto di lavoro a Saluzzo ed erano state finora ospitate nelle diffuse di Lagnasco e Revello. Altri provenienti dal Parco – spiega il sindaco Franco Demaria, presente all’apertura insieme a Fabio Chiappello della cooperativa Armonia cui è affidata la gestione dell’accoglienza -. Con i posti già prenotati, a breve la casa sarà al completo. In questo modo, procede l’inserimento del personale già in possesso di un contratto e il Protocollo è pienamente rispettato».

Nei moduli abitativi collocati nel cortile di Madre Teresa, il comune di Saluzzo ha fornito letti, materassi e cucine. 

I costi della gestione di questa emergenza potranno essere in parte anche coperti dal nuovo stanziamento di 15 mila euro deliberato dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Saluzzo con cui il Comune ha in corso le trattative.

Ma il sindaco Demaria mette le mani avanti: «è necessario definire un progetto strutturato per la gestione anche di quella fetta di lavoratori senza contratto e quindi senza un tetto. Il problema è complesso e impone di procedere a piccoli passi. La stagionalità del lavoro agricolo non consente di stimare con esattezza il numero di arrivi e attuare preventivamente soluzioni per gestire l’imprevedibile. I lavoratori all’addiaccio sono poco più dell’1%». 

La notizia completa in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 31 luglio 2025.