Acchiappamostre di Anna Cavallera

La mostra della settimana

A Savigliano, negli spazi di Palazzo Muratori Cravetta, a Savigliano, va in scena la mostra personale «Il cuore pulsante del legno – Sculture», dell’artista Guido Diémoz, maestro della scultura e dell’intaglio del legno. L’esposizione, organizzata in collaborazione con Regione Autonoma Valle d’Aosta, l’Associazione Forte di Bard, Museo dell’Artigianato Valdostano di tradizione e ATL, è visitabile sino al 18 gennaio 2026 e consentirà al pubblico di immergersi negli universi dell’artista, scolpiti nel legno, fatti di tradizione e di incanto. 
Guido Diémoz è nato a Doues, in Valle d’Aosta, il 13 novembre 1949; artista del legno dal 1977, a trentaquattro anni si affida ai maestri valdostani Margueret e Jordaney e al prof. Robino che favoriscono le sue attitudini innate, incanalandole in un’attività artistica di area Espressionista. 
Autodidatta, ha seguito l’iter consueto della maggior parte degli scultori valdostani che lo ha guidato alla partecipazione delle Fiere di Sant’Orso di Aosta e di Donnas, risultando sempre fra le personalità più premiate. 
Le narrazioni di Guido Diémoz si traducono in opere capaci di raccontare la società e la cultura del suo territorio, i valori tradizionali di una comunità montana povera, ma organizzata. 
Vi è una necessità intrinseca nel fare di Diémoz, una ricerca spesso sofferta di materiale, di metodologie che corrispondono esattamente alla motivazione espressiva. La figura nasce dalle mani dell’uomo, ne emerge con uno sforzo poderoso, evidenziando il senso etico dell’artista. Esprime una necessità, una misura.  
Il mezzo espressivo è aspro, gli esiti rispondono e aderiscono all’idea. La materia dell’opera plastica si connette con la materialità psicofisica dell’uomo che ripensa il valore e il significato profondi dell’arte, nei confronti di una coscienza complessiva del proprio essere. 

Altre mostre
La mostra “Orazio Gentileschi. Un pittore in viaggio”, allestita nelle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino riunisce una quarantina di opere provenienti da musei di primo piano, tra cui Louvre, Prado e Pinacoteca Vaticana, alcune presentate per la prima volta in Italia. 
L’esposizione, curata da Annamaria Bava e Gelsomina Spione ed organizzata dai Musei Reali e Arthemisia, ricostruisce il lungo itinerario del maestro del Seicento, celebrato dalle corti europee, tra Roma, Genova, Parigi e Londra, mettendo in luce una vicenda creativa ricca di incontri, committenze e passaggi decisivi.
In mostra le testimonianze visive che vanno dalle prime prove tra Pisa e Roma, segnate dall’eredità tardomanierista, fino all’adesione a un linguaggio più diretto di matrice caravaggesca. 
L’Annunciazione giunta a Torino nel 1623, oggi conservata alla Galleria Sabauda, occupa un ruolo centrale nel percorso, insieme ai prestiti provenienti da chiese, collezioni e istituzioni italiane e internazionali. Il tema del viaggio attraversa l’intero allestimento, ponendo l’artista in dialogo con figure quali Caravaggio, Guido Reni, Simon Vouet e Artemisia Gentileschi, alla quale è dedicata una sezione specifica.

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Fino al 1° marzo alla GAM di Torino è visitabile ma mostra «Notti – Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni», sotto la cura di Fabio Cafagna ed Elena Volpato, con circa cento opere provenienti da collezioni europee e dalla GAM. Il percorso offre uno sguardo sul fascino della notte lungo più di quattrocento anni, mettendo insieme arte, scienza e poesia, dal XVII secolo fino ai giorni nostri.
Si passa dalle osservazioni astronomiche di Galileo e dalle incisioni di Maria Clara Eimmart, fino ai dipinti di Johann Carl Loth, Antonio Canova e Giuseppe Antonio Petrini, proseguendo con visioni romantiche e simboliste dell’Ottocento e con la sperimentazione onirica del Novecento, tra cui le opere di Odilon Redon, Marc Chagall e Jackson Pollock. Anche le visioni cosmiche contemporanee di Thomas Ruff e Vija Celmins trovano spazio, mostrando come la notte continui ancora oggi a ispirare curiosità e immaginazione. Ogni sala suggerisce un’osservazione del cielo con occhi nuovi, così come i sogni e le luci che appaiono quando cala il buio, ricordando quanto la notte possa essere luogo di scoperta e di stupore.