Fermo immagine di Alberto Abbà

Buona primavera formichina

Cara Maestra Piera, oggi sono tornato nella sua San Damiano Macra.
Avevamo un abbraccio in sospeso, ma non c’è stato tempo. Nel primo giorno di primavera ha deciso di salutare tutta la sua comunità, che si è stretta intorno a lei e alla sua famiglia.
Quella storia scoperta passeggiando in Valle Maira, che raccontava di una maestra di vent’anni, di quattro alunne e di una radio, ci regalò un’amicizia. Un’altra radio la diffuse sessant’anni dopo e fu bello intrecciare in quell’occasione le nostre voci. 
In un messaggio mi scrisse che quel momento fu uno dei più preziosi e mi ringraziò.
La ringrazio io Piera, per quella bellezza di chi ama il proprio lavoro. Insegnare è un verbo impegnativo che imparò da bambina timida, a scuola. Da quel giorno in cui la sua maestra venendole incontro le disse: “Alza gli occhi formichina!” 
Non li ha più abbassati e per anni ha seminato con gioia e fiducia in quei ragazzi dietro ai banchi.
Amava il soffio del vento, le farfalle, i fiori in giardino e nei prati. E conservava fra le pagine di un libro un mazzolino secco di quando andò in pensione. Commentava le fotografie delle montagne e dei miei scritti, mi aggiornava sulle magagne dell’età, che la portavano via dalla valle, verso Milano, le Langhe e qualche ospedale. Alternando aneddoti simpatici, alla malinconia di un tramonto o di una pagina di calendario da girare. Sosteneva che certi ricordi hanno il potere di scaldare, così come i sentimenti. 
Aveva preparato le borse per tornare ed alla fine è tornata per restare. 
C’è un bel sole oggi, tante primule nel bosco e neve sulle cime. Io son salito a piedi a Rubbio, per un saluto a modo mio, con quella radio in sottofondo. 
Si, ha ragione a sgridarmi, mi aveva detto di darle del tu, come si fa, fra amici.
Avevamo in sospeso un abbraccio. Te lo mando qui, adesso, a forma di parole. 
Spero ti arrivi, insieme a questo vento tiepido e ai colori e profumi di questa nuova primavera.
albiabba@libero.it