Fermo immagine di Alberto Abbà

Reunion Cemit

Il lavoro non è solo lavoro e non tutti i posti sono uguali. Il tempo dedicato è parte della vita e a fare la differenza sono sempre le persone. Una storia che parte dagli anni 60 con il nome di Cemit e un logo con quattro cerchi rossi. Negli anni non è cambiato solo il nome. Sono cambiati i modi di comunicare e il direct marketing sembra roba vecchia. Sono cambiati gli strumenti, la tecnologia, i locali. Le modalità. Gli indirizzi delle varie sedi. Sono cambiati i clienti.
Sono cambiati gli abiti e le acconciature. Sono cambiate le persone e qualcuna manca, ma resta nei ricordi e in quelle fotografie proiettate a ripetizione sul muro. 
La Cemit non c’è più e oggi cosa resta? Restano tutti quelli che in un freddo venerdì primaverile si ritrovano in un circolo che si affaccia sul Po. Quasi un centinaio hanno risposto alla chiamata di qualcuno che, come un tempo, si prende in carico tutto lo “sbattimento”. Altri ancora sarebbero venuti, ma non sempre si riesce ad incastrare volontà, impegni, distanze, malanni. Altri mancano all’appello perché succede così.
Ritrovarsi a raccontare tanti anni in poche frasi, riassumendo in un lampo passato e presente. Famiglie che si sono allargate o ristrette, nuovi lavori, nuovi e vecchi amori. Vecchi e nuovi terremoti. La voglia e il piacere di esserci.
Fra calde nostalgie in grado sempre di amplificare la bellezza degli anni in cui si era più giovani e battute scaramantiche su quello che sarà. In bilico fra chi in pensione ci è arrivato e chi, forse, domani. Sorridendo a quella macchina fotografica, pronta ad immortalare altri momenti, con quella tacca dell’età, che si sposta ogni volta un po’ più in là. 
Fra un bicchiere e un boccone, cercando di capire come si è invecchiati negli sguardi di chi ti abbraccia. Ci si saluta con la promessa difficile da mantenere del rivedersi presto e con la speranza alla prossima convocazione di poter dire: “presente!”
albiabba@libero.it