Saluzzo: Lettera del Vescovo a quanti vivono la sofferenza

Ero malato e mi avete visitato

La vostra attenzione all'ammalato deve rimettere al centro un mondo abitualmente ai margini delle nostre occupazioni quotidiane, per condividere più da vicino la fatica di persone e di famiglie immerse nel silenzio di un disagio sovente povero di speranza. 
Come è risaputo la geografia della malattia e della sofferenza è vasta e complessa: comprende i diversi ospedali presenti sul territorio, le molte case di riposo, le case di cura e di riabilitazione e le stesse famiglie che portano sovente il peso dell'infermità accanto a persone care. 
Naturalmente la malattia trascina dentro la vita quotidiana il suo corredo: la sofferenza morale, il complesso di inutilità, il peso della solitudine, il senso di ribellione, l'incertezza sul futuro e persino la paura della morte. 
La malattia crea un mondo "diverso" dentro un mondo cosiddetto normale, in cui si è costretti a guardare la vita e agli altri con altri occhi.

INCONTRARE CRISTO NELL'AMMALATO 
Si è soliti ripetere che la persona non è mai un mezzo per raggiungere altri fini, ma è fine, e per questo va sempre messa al centro: del lavoro, dello sviluppo, della politica e su questo punto sono molti ad essere d'accordo almeno teoricamente, credenti e non. 
Ma chi ha uno sguardo di fede sa bene che l'ammalato è un segno particolare della presenza del Cristo sofferente. 
La nota pagina di Matteo 25, è particolarmente suggestiva ed efficace al riguardo: alla fine della vita non ci stupiremo di aprire gli occhi sul volto del Cristo il Signore, ma ci stupiremo di scoprire la sua identità e la sua presenza nei panni degli ultimi, dei poveri, degli ammalati "Ero malato e mi avete visitato" (Mt. 25,36). "Allora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando mai ti abbiamo visto ammalato... e siamo venuti a visitarti?» Rispondendo, il re dirà loro: «In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l'avete fatto a me»"(vv 39-40). 

La lettera completa è sul Corriere in edicola