Cronaca: Oltre 3 mila euro per un mese in casa di riposo, più di un albergo. Intanto, Rsa e Regione discutono i futuri aumenti

Assistenza anziani: un lusso per pochi?

Un ospite in una casa di riposo del saluzzese accumula un debito di rette pregresse che la famiglia fatica a saldare anche dopo aver venduto la casa. Poi un anonimo benefattore interviene attraverso “Specchio Dei Tempi” per ripianare la morosità. La vicenda rappresenta solo l’apice di un problema ben più vasto e profondo, che mette a nudo la crisi strutturale di sostenibilità economica per gli ospiti delle Rsa e per i loro familiari. Quello del benefattore è un gesto di straordinaria solidarietà, ma la tutela dei più anziani non può fondarsi sulla carità.

La dimensione del fenomeno emerge dall’analisi dei numeri. Massimo Perrone, direttore della residenza Tapparelli illustra l’architettura delle tariffe, variabili in base alla tipologia di assistenza che l’ospite necessita. Nella struttura da lui diretta, per gli autosufficienti, le rette mensili oscillano tra i 1.800 euro (per un posto in camera doppia) e i 2.000 euro (in camera singola) a totale carico dell’ospite. 

I non autosufficienti possono avere diritto alla convenzione: in questo caso la tariffa stabilita dalla Regione Piemonte supera i 3.000 euro al mese di cui 50% (quota sanitaria in previsione di essere aumentata) è a carico dell’Asl, mentre l’altro 50% (quota alberghiera) resta a carico dell’ospite che paga un importo compreso tra 1.500 e 1.700 euro al mese. I non autosufficienti esclusi dalla convenzione pagano tra i 2.600 e i 2.800 euro al mese, cifra fissata direttamente dalla struttura.  

Per i pazienti affetti da patologie neurodegenerative gravi, la degenza mensile arriva a 3.350 euro. Tariffe fuori dalla portata del cittadino medio, anche superiori al soggiorno in un albergo  e di difficile comprensione nella loro composizione, tra spese gestionali e del personale. La Regione intanto ha disposto l’aumento della quota sanitaria per gli ospiti in convenzione e lasciato invariata quella alberghiera. I gestori delle Rsa denunciano l’isostenibilità economica del servizio e promettono di fare ricorso al Tar per ottenere l’adeguamento della quota alberghiera. 
Per quanto riguarda la convenzione, invece, l’assegnazione dipende da una valutazione socio-sanitaria dell’ospite coordinata con i parametri dell’indicatore Isee, ma l’offerta è inferiore alla domanda. «Il problema è che le aziende sanitarie rilasciano poche convenzioni – afferma Perrone -. Nel caso del Tapparelli, su un totale di 98 posti per non autosufficienti, solo 50 sono convenzionati. Questo perché le Asl operano all’interno di budget prestabiliti oltre i quali non possono spingersi per erogare le quote sanitarie eccedenti». 

Il servizio in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 30 luglio 

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