Cronaca: L’operazione “Over Drive” ha portato a 3 arresti in carcere e 1 ai domiciliari

Banda delle utilitarie ko

Da Carmagnola la banda delle utilitarie si spostava fra il nord della provincia di Cuneo e il sud del torinese per rubare utilitaria, con lo scopo di smontarle e rivenderle a pezzi. Una “catena di smontaggio” a gestione familiare, dietro alla quale c’erano quattro soggetti di origine sinti, padre e figli, tutti formalmente disoccupati. Tre di loro sono ora in carcere ad Asti, un quarto è sottoposto agli arresti domiciliari.

Nella Granda i ladri avevano colpito a Racconigi, a Santo Stefano Roero, a Montà e a Canale. Proprio da quest’ultimo comune, dopo una sequenza di tre furti in rapida successione, sono partite nell’ottobre scorso le indagini dell’operazione “Over Drive” condotta dai Carabinieri del Reparto Operativo di Cuneo, insieme ai colleghi del Reparto Operativo di Torino e al gruppo di Moncalieri. A coordinare l’inchiesta la procura di Asti, con il sostituto procuratore Davide Greco.

In totale sono quarantuno i furti che i Carabinieri sono riusciti a ricondurre fino al maggio scorso alla banda, cui è contestata anche l’associazione a delinquere. Il grosso dei colpi si era concentrato a Nichelino (ben 14 furti), La Loggia (6 furti), Poirino (4 furti) e altre località del Torinese (Carignano e Villastellone). Solo in nove casi, purtroppo, i militari sono riusciti a recuperare le auto intatte e restituirle ai legittimi proprietari prima che venissero fatte “scomparire”. Le manette sono scattate il 28 luglio scorso.

Le auto venivano scassinate con strumenti rudimentali autoprodotti, in parcheggi privati e luoghi pubblici. Il gruppo però aveva mezzi molto più sofisticati per eludere i controlli di polizia, anche con l’utilizzo di apparecchi di disturbo delle comunicazioni (i jammer) e con continue bonifiche dei veicoli utilizzati per gli spostamenti. Oltre a due vetture, i Carabinieri hanno sequestrato un camion che veniva impiegato per trasportare le componenti delle auto rubate. In sequestro è finito pure il capannone che faceva da base per il sodalizio familiare, dove le carcasse venivano demolite.

La notizia completa in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 27 agosto

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