Via che vai di Anna Maria Faloppa

Via Stanislao Donaudi

Poche case sorgevano fuori le mura oltre la porta di Vacca, raccolte intorno alla contrada dei frati Cappuccini, nome documentato nel Regolamento d’ornato del 1826 e nel Tipo planimetrico del 1839. 
Nel terzo giorno delle Rogazioni le processioni sostavano alla cappelletta all’angolo del giardino dei frati per la benedizione dei frutti della terra.
In realtà i frati predicatori, chiamati a Saluzzo nel 1581 per combattere il diffondersi dell’eresia nelle valli del Marchesato, vi erano restati solo fino al 1802, quando i decreti napoleonici li avevano costretti a lasciare convento e chiesa. 
E poi, il ritorno nel 1836 sull’altar maggiore  dell’immagine miracolosa della Madonna, donata dal Beato Ancina e salvata fortunosamente dalle ruberie francesi, aveva conferito alla chiesa il titolo di Santuario di Maria Santissima delle Grazie. Per tale restituzione si era prodigato mons. Stanislao Donaudi (Torino, 5.02.1761 - Saluzzo, 15.01.1850), vicario capitolare, considerato un santo dai Saluzzesi per la vita virtuosa, umile, caritatevole e buona.
Da qui l’intitolazione formale della via, deliberata dal Consiglio comunale il 4.06.1850 appena sei mesi dopo la morte del sacerdote, e la lapide  apposta nel Palazzo civico nel 1856, “perché sì caro nome alla venerazione delle genti/  lungamente durasse”. 
Del “venerando ed amabile prelato” si ricordava “la purità dei costumi e l’angelica anima/ che amò tutti - beneficò tutti -  fu d’esempio a tutti”.
Monsignor Donaudi, dottore in diritto civile e canonico, si era trasferito a Saluzzo come segretario del vescovo Giuseppe Lovera, dedicandosi all’insegnamento religioso nelle scuole e alla stesura di scritti molto apprezzati dai contemporanei, fra cui Gli inni della Chiesa ridotti in metro italiano (Torino,1828). 
Fu canonico della Cattedrale, di cui riordinò l’archivio, vicario capitolare in sede vacante alla morte dei Vescovi Della Marmora (1824-28) e Podestà (1836-37) e vicario generale dei Vescovi Podestà (1829-30) e Gianotti (1838-50).