Sanità: L’Asl Cn1 completa la rete delle nuove strutture previste dalla riforma dell’assistenza territoriale, ma è scontro sulla vera prossimità delle cure

Case di Comunità: la sfida dei servizi diffusi

Venerdì 16 ottobre alle 11 nella sala Amedeo Damiano al 1° piano dell’ala Monumentale, sarà inaugurata la Casa della Comunità di Saluzzo, collocata all’interno dell’ospedale.
Con quest’ultima inaugurazione, l’Asl Cn1 ha concluso 4 Centrali Operative Territoriali (Cot di Savigliano, Saluzzo, Cuneo e Mondovì), tutte attive; 3 Ospedali della Comunità (Saluzzo, Cuneo e Ceva) e 9 Case della Comunità (a Savigliano, Fossano, Saluzzo, Borgo San Dalmazzo, Verzuolo, Ceva, Dogliani, Mondovì, Dronero).

Queste strutture rappresentano il perno della riforma della sanità territoriale, introdotta per avvicinare le cure ai cittadini e sollevare i Pronto soccorso dal carico delle prestazioni non urgenti. Sono nate nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e regolamentate da Decreto Ministeriale.

Il dibattito attorno a questa riforma si è acceso proprio sul tema della reale prossimità dei servizi. Molti medici di famiglia e rappresentanti della categoria hanno sollevato forti perplessità nei confronti di un modello che rischia di produrre l’effetto opposto a quello sperato, traducendosi in un impoverimento della presenza medica diffusa. La critica principale riguarda il pericolo di una progressiva centralizzazione: concentrare risorse, attrezzature e professionisti all’interno di grandi strutture fisiche rischia di allontanare la sanità dalle aree più periferiche, dai piccoli centri e dalle zone rurali o montane, dove il primo presidio sanitario resta lo studio del medico di base sotto casa. Per un anziano con difficoltà di deambulazione o privo di un mezzo di trasporto, doversi spostare verso un hub distrettuale può rappresentare un ostacolo rispetto alla facilità di raggiungere il proprio medico di fiducia nel quartiere.

La collocazione delle Case di Comunità è davvero funzionale alle esigenze del territorio? 
Risponde la dott. Elena Barra, medico di famiglia e referente Aft Saluzzo: «La nascita di queste strutture è stata legata ai fondi europei del Pnrr, destinati esclusivamente alla ristrutturazione di immobili già di proprietà dell’Asl. Questo vincolo ha imposto la creazione dei centri dove c’era disponibilità immobiliare anziché dove esisteva un reale bisogno assistenziale».

kizi blengino

L'approfondimento in edicola sul Corriere di Saluzzo di giovedì 8 ottobre

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