Saluzzo: Fino al 14 novembre a Palacio de Abrantes, con le opere “Buiota” e “Ryman”

Ceramica Solelò arriva a Madrid

C’è anche un pezzo di Saluzzo nel prestigioso Palacio de Abrantes di Madrid, sede dell’Istituto Italiano di Cultura dove, fino al 14 novembre 2026, è ospitato un importante progetto espositivo promosso da AiCc (Associazione Italiana Città della Ceramica) che celebra il “Made in Italy” artistico. 
Tra le eccellenze selezionate per rappresentare l’ingegno italiano spicca il nome di Lorenza Bessone, mente e mani di Ceramica Solelò, laboratorio artigianale profondamente radicato nel territorio saluzzese.

Bessone è stata invitata a esporre all’interno di «Grand Tour. Archetipi della ceramica italiana», una mostra curata da Viola Emaldi che si propone come un viaggio affascinante alle origini delle forme, rassegna collaterale all’interno del programma «La Grande Opera ceramica», firmato dal direttore artistico Enzo Biffi Gentili.

Per l’artigiana saluzzese – già finalista nel 2021 del concorso nazionale “Artigiano del Cuore” di Wellmade – si tratta di un importante riconoscimento che vede le sue creazioni dialogare con i capolavori dei grandi maestri del Novecento e con le più innovative ricerche contemporanee, all’interno dello Spazio Dante del palazzo madrileno. La mostra prende spunto da una celebre frase di Antoni Gaudí: «L’originalità consiste nel tornare all’Origine» e vorrebbe dimostrare come le forme della tradizione e dell’uso quotidiano possano trasformarsi in un nuovo linguaggio progettuale.
Una filosofia che sposa perfettamente la visione di Lorenza Bessone, la quale esprime la sua identità artigianale e di ricerca sulla materia attraverso due opere in grès realizzate al tornio e lastra, cotte a 1240 gradi. 

La prima è “Buiota”, un vaso che reinterpreta l’antico contenitore in terracotta usato nel Nord del Piemonte per scaldare i letti, un archetipo domestico che si alleggerisce nelle proporzioni e viene rivestito dal Miage, uno smalto autoprodotto ispirato all’omonimo lago glaciale della Val Veny. Le sfumature verdi, azzurre e ocra creano un affascinante contrasto concettuale, facendo incontrare una forma nata per custodire il calore con la dimensione glaciale dell’acqua alpina.

La seconda opera è “Ryman”, una brocca che omaggia la tradizione monregalese ma che agisce sull’archetipo per sottrazione, un richiamo all’arte minimalista di Robert Ryman, dove l’ansa scompare, sostituita da due cavità per la presa che verticalizzano il volume. A rivestirla è lo smalto Nanga, ispirato al massiccio himalayano: un bianco severo e nudo, punteggiato da minerali affioranti.

Con queste opere, Lorenza Bessone porta a Madrid una testimonianza di come la tradizione piemontese possa evolvere in pura espressione contemporanea: un orgoglio per Saluzzo, che vede una sua giovane eccellenza dialogare con le istituzioni culturali più importanti d’Europa.

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