Via che vai di Anna Maria Faloppa

Via Savigliano

Per raggiungere Savigliano, i Saluzzesi dell’epoca marchionale percorrevano un’antica strada, che da porta Santa Maria si dirigeva verso la chiesa di Madonna delle Stelle e poi, attraverso le campagne, verso le Langhe e l’Astigiano. Era indicata come la “strada di Savigliano”, ma conosciuta anche come “strada di Lagnasco”, rintracciabile oggi più o meno nella sequenza di via Spielberg – vicolo Vignola – via Lagnasco.
Era invece via di Scarnafigi la strada documentata fin dal 1170 e identificabile con le attuali via Martiri della Liberazione e via Savigliano, che da porta Santa Maria proseguiva lungo il lato del Duomo, attraversava il Rio Torto e usciva dalla città inoltrandosi nella pianura oltre la Ruata Eandi. 
Infatti, dalle tabelle contenute nei Regolamenti sovrani entrati in vigore con le Regie Patenti del 29 maggio 1817, si ricava l’esistenza di due possibili percorsi da Saluzzo a Savigliano: o attraverso Scarnafigi su strade comunali o attraverso Lagnasco sulla provinciale per Alba, tragitto più battuto, anche se meno sicuro in caso di forti piogge a causa dell’attraversamento obbligato del Varaita presso Lagnasco.  
Nel 1850, il Consiglio comunale intitola “via d’Italia” il tratto urbano della via di Scarnafigi (ora via Martiri della Liberazione), ma per il tratto dal ponte sul Rio Torto in poi resiste nell’uso corrente l’appellativo via di Savigliano, peraltro mai formalizzato. E la spiegazione sta sia nella costruzione della sospirata strada diretta da e per Savigliano (1845), sia nella crescente importanza dei traffici commerciali, che facevano capo alla piazza Nuova dei mercati (ora piazza Garibaldi), arrivandoci attraverso l’ombrosa leja dël mërcà (cioè il viale impiantato ai bordi del Campo di Marte). 
Le 4 miglia piemontesi sono percorse ogni sabato da quattro corse di omnibus, che stabiliscono il recapito presso gli alberghi Luna e Due buoi rossi, quest’ultimo vera stazione di posta con servizio di noleggio di calessi e di cavalli da sella.